Una ragazza, annunciata da una cascata di capelli neri, sale con la sua racchetta. Indossa la tuta, torna dagli allenamenti, avrà vent’anni ed è bellissima. Come tutti i ragazzi della sua età indossa gli auricolari per ascoltare musica guarda distrattamente fuori la città che passa veloce. Sembra non pensare a nulla in particolare, ha le mani in grembo e aspetta solo di arrivare a casa. Il bus, all’altezza della fermata della metro Marconi, si ferma.
Sale un uomo che avrà settant’anni, ha i capelli bianchi, è vestito in modo casual e ha una postura molto elegante, d’altri tempi. Anche la ragazza lo nota e immediatamente si alza per cedergli il suo posto. Lui, mettendole una mano sulla spalla, cortesemente rifiuta: “Scendo tra poco”, le dice, come fanno quasi tutte le persone anziane quando hanno difficoltà ad accettare un atto di gentilezza. “Vai a giocare?”, le chiede. Ma lei sta ascoltando la musica, si accorge solo in un secondo momento che l’uomo sta parlando con lei. Lui se ne accorge e ripete la domanda: “Vai a giocare?”. La ragazza spegne la musica e risponde un po’ gesticolando che non parla italiano.
L’uomo non si dà per vinto e comincia a parlarle in inglese, lingua alla quale ottiene delle risposte. “Da dove vieni? Non hai l’accento americano o inglese”. Lei lo guarda sorpresa: “Vengo dalla Siria”, quasi sussurra. E qui accade la bellezza, che rende anche un banale percorso in autobus qualcosa di unico, che trasforma delle semplici parole in un manifesto di gentilezza: “Sei la benvenuta da noi, in Italia, in Europa”. La ragazza dai capelli neri si apre in un sorriso meraviglioso, caldo. E’ arrivata la sua fermata: scende e ancora con il sorriso e con la mano saluta goffamente chi senza conoscerla l’ha accolta. L’uomo che ricambia con un cenno del capo e, finalmente, si siede.
(si ringrazia Sergio Nazzaro per aver segnalato la storia)