(di Luciano Fioramonti)
(ANSA) – ROMA, 17 NOV – Con le sue incursioni in Ucraina
Banksy ha colpito le coscienze, ma ha provocato anche un
prevedibile effetto emulazione. Su alcuni social sono comparse
immagini di disegni che qualcuno vorrebbe attribuire all’artista
geniale di Bristol. “A prima vista sembrano proprio dei falsi,
nessuno di questi per ora può essere considerato plausibile”,
dice all’ANSA Stefano Antonelli, curatore con Gianluca Marziani
delle principali mostre organizzate in Italia sullo street
artist più famoso del mondo. Banksy finora ha riconosciuto volta
per volta tutte le opere fotografate nei dintorni di Kiev e
diffuse nei giorni scorsi dal fotografo Ed Ram, che è sulle sue
tracce. “La sua firma manca all’ appello solo per la giovane
ginnasta con il bastoncino e il nastro – spiega -. La
particolarità è che l’artista non ha utilizzato il suo account
ufficiale, seguito da oltre 11 milioni di persone, ma un nuovo
account instagram, banksygrossdomesticproduct, meno frequentato,
diciamo più intimo e ristretto. Potrebbe essere un gioco
d’artista”.
La serie dei ‘Banksy ucraini’ si è aperta con il bimbo
judoka, i bambini che giocano su un cavallo di frisia come
un’altalena, la giovane ginnasta in equilibrio a testa in giù
sulle macerie di un edificio distrutto dalle bombe e, appunto,
quella ancora apocrifa dell’altra ragazzina atleta. A questi
lavori si sono aggiunti nei giorni successivi l’uomo barbuto che
potrebbe far pensare – ma non c’è conferma – ad Alexander Dugin,
l’ideologo di Putin, immerso in una vasca da bagno; la casalinga
in bigodini e vestaglia con maschera antigas ed estintore e
l’immagine di un mezzo militare con il disegno con tracciato a
mano di un enorme fallo sulla piattaforma che dovrebbe
trasportare un cannone.
Antonelli ha parlato del geniale street artist inglese con
Duma Fatum, considerato il re dei graffitari ucraini. “Sono
contento che Banksy abbia voluto contribuire con la sua
sensibilità alla causa ucraina – gli ha detto Fatum -. Certo,
sarebbe bello se decidesse di aprire un dialogo anche con gli
artisti locali che vivono ogni giorno sulla propria pelle gli
effetti della guerra”.
I raid di Banksy, secondo Gianluca Marziani, sono il
risultato di una lunga attesa. “L’artista ha deciso di
intervenire proprio nel climax di questa fase decisiva della
strategia di guerra – osserva -. Anche la scelta dell’estetica
della distruzione ha una grande rilevanza. Lui lavora sulle
macerie per ricostruire con la poesia, lanciando un messaggio
anche a chi poi dovrà ricostruire concretamente ripensando i
luoghi”. Per Marziani, che con Antonelli firma il libro ‘Banksy’
edito recentemente da Giunti tradotto in otto lingue e in via di
pubblicazione anche in farsi, “gli ‘atti poetici’ dell’artista
lavorano su una immagine negativa che diventa positiva. Banksy è
l’unico artista al mondo a sporcarsi le mani, a lavorare dal
vivo dentro la distruzione, mentre avviene, in mezzo ai
proiettili ed è questo a fare la differenza”. L’Ucraina, dunque,
come la Palestina dove Banksy colpì nel 2003 lasciando su un
muro nell’area di Betlemme una delle sue immagini più famose,
‘Love is in the air’ conosciuta anche come ‘Flower thrower’, il
giovane mascherato di una simbolica Intifada pacifista che
invece di lanciare sassi è ritratto nell’atto di scagliare un
mazzo di fiori. (ANSA).