Aggiornamenti, Calcio, Cinema, Cronaca, ECONOMIA, Juventus, Medicina, Salute e Benessere, Mondo, Notizie, Piemonte, Politica, Scienza, Spettacoli Musica e Cultura, Sport, Tecnologia, tutte le regioni italiane: ultimissime notizie in tempo reale sempre aggiornate, TUTTI I VIDEO DELLA JUVENTUS, Ultim'ora, VIAGGI E VACANZE: TUTTE LE NOTIZIE IN TEMPO REALE, VIDEO NOTIZIE

Processo Becciu, un'indagine parallela in Sardegna accusa il cardinale di associazione a delinquere

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 24 Novembre, 2022, 22:55:12 di Maurizio Barra

In un filone d’indagine aperto dal promotore di giustizia vaticano, in parallelo al processo sulla gestione dei fondi in Segreteria di Stato, il cardinale Giovanni Angelo Becciu risulta indagato con altre persone per associazione a delinquere. Lo ha confermato oggi ai giornalisti il promotore di giustizia Alessandro Diddi che, in apertura dell’udienza n°37 del processo a carico del prelato, ha riferito dell’esito della rogatoria per l’ipotesi di reato associativo, nell’ambito della quale il Tribunale di Sassari ha trasmesso in Vaticano i risultati degli accertamenti condotti sulla Cooperativa Spes di Ozieri, guidata dal fratello di Becciu, Antonino.

 

Trasmessi gli atti dal Tribunale di Sassari al Vaticano

Interpellati dai cronisti, sia il cardinale Becciu che i suoi difensori (gli avvocati Fabio Viglione e Maria Concetta Marzo) hanno dichiarato di non sapere nulla in merito alla vicenda. Pur trattandosi di un’indagine parallela, il Pg Diddi ha deciso di depositare le risultanze agli atti dell’attuale processo, ritenendole rilevanti.

La documentazione trasmessa dal Tribunale di Sassari tramite pen drive contiene “una selezione degli atti trasmessi a questo Ufficio” e in particolare annotazioni della Guardia di Finanza di Oristano oltre a una serie di estratti di chat provenienti dai dispositivi telefonici sequestrati a Maria Luisa Zambrano, nipote del cardinale, e al fratello di Becciu.

Ritengo i documenti ricevuti particolarmente rilevanti” ha detto Diddi nel corso dell’udienza. Tra le altre cose, ci sono “considerazioni su questo Ufficio e sullo stesso Tribunale”, come pure considerazioni su giornalisti che secondo gli inquirenti “avrebbero partecipato a una campagna di stampa contro questo processo”. Si parla anche di monsignor Sergio Pintor, ex vescovo di Ozieri morto due anni fa, “che era il vescovo di quando fu aperto il conto utilizzato dalla Cooperativa Spes”, e dei suoi legami “con persone di questo processo”.

Il cardinale Becciu in Vaticano gettyimages

Il cardinale Becciu in Vaticano

Presunta falsificazione sulle consegne del pane alle parrocchie

Emersi poi i documenti di trasporto (“bolle di consegna” di quantitativi di pane) della Coop Spes alle parrocchie – esattamente 928 documenti – che sarebbero serviti “a giustificare le somme erogate dalla diocesi alla Spes”. Diddi ha riferito di una vera e propria falsificazione delle bolle di consegna per 18 mila chili di pane, documenti che secondo la ricostruzione della Finanza sarebbero stati realizzati poche settimane prima dell’inizio dell’attuale processo, ma riguardanti consegne di prodotto risalenti al 2018. A quanto ha spiegato il Pg vaticano, le Fiamme Gialle “sono andate parrocchia per parrocchia a cercare i destinatari del pane e nessuno ha riconosciuto la propria firma sui documenti di trasporto”.

 

L’accusa: “Era la famiglia Becciu a gestire diocesi e Caritas”

Per quanto riguarda i rapporti tra l’allora vescovo Pintor e la famiglia Becciu, Diddi ha parlato di “pesanti ingerenze della Curia romana sull’attività della diocesi”, argomentando che “Pintor non aveva alcun controllo della Caritas: la diocesi e la Caritas erano gestite in sostanza dalla famiglia Becciu. La Procura di Sassari è arrivata alle nostre stesse conclusioni”. Inoltre, riguardo al cosiddetto “conto promiscuo” utilizzato dalla Spes, “mons. Pintor nulla sapeva della sua apertura”.

Nelle chat emerge che “si cercava un direttore di banca che certificasse che fosse stato mons. Pintor l’autore dell’apertura del conto, che invece non conosceva”. Da altre risultanze, si evincono rapporti “cordiali, amichevoli” di Giovanna Pani, tra i familiari di Becciu, e Cecilia Marogna. 

Giovanni Angelo Becciu (ApPhoto)

Giovanni Angelo Becciu

La registrazione della telefonata al Papa

Nella relazione della Finanza di Oristano, secondo Diddi, emerge un “fatto inquietante”: il ritrovamento della registrazione di una telefonata tra il cardinale Becciu e papa Francesco il 24 luglio 2021, tre giorni prima dell’apertura del processo in Vaticano e una decina di giorni dopo l’uscita del Pontefice dal Gemelli in seguito all’intervento chirurgico al colon. “In Piazza del Sant’Uffizio sono presenti, oltre a Becciu, Zambrano e una terza persona non identificata”. Dalla registrazione, fatta col telefono della nipote del cardinale e ritrasmessa in aula a porte chiuse, si ascolta Becciu lamentarsi col Papa “Lei mi ha già condannato, è inutile che faccia il processo!”.

Il porporato parla anche dei soldi versati su indicazione di Cecilia Marogna all’agenzia britannica Inkerman per la liberazione di una suora colombiana rapita dai jihadisti in Mali. “Per il riscatto – ha riferito il Pg Diddi – Becciu chiede al Papa di confermargli che c’era stata la sua autorizzazione a versare i soldi alla Inkerman. Nelle sue dichiarazioni, il cardinale ha detto che il Papa era al corrente; nella telefonata, invece, il Santo Padre resta perplesso. D’altra parte, era da poco uscito dal suo ricovero, era affaticato”.

Il resto dell’udienza è stato dedicato all’interrogatorio del testimone d’accusa, monsignor Alberto Perlasca, ex capo dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato nonché parte civile nel processo, testimonianza che continuerà domani con l’esame da parte delle difese.

source

La Tua opinione è importante! Vota questo articolo, grazie!
No votes yet.
Please wait...

Vuoi scrivere, commentare ed interagire? Sei nel posto giusto!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.