“È stata selvaggiamente uccisa a manganelli dal regime islamista mentre protestava a Shiraz”, scrive Alinejad. Secondo l’attivista, le autorità avrebbero “persino chiesto un riscatto alla sua famiglia per restituire il suo cadavere”.
Mahak faceva parte di una generazione di giovani iraniani che dal 16 settembre scorso, dopo la morte di Mahsa Amini, sta rischiando arresti, torture e anche la vita per chiedere libertà politiche e diritti civili. Come Mahak, anche Reza Kazemi è stato ucciso dal fuoco delle forze di sicurezza a Kamiyaran, anche lui aveva 16 anni come li ha Arshiya Imamqolizadeh Alamdari arrestato per aver fatto cadere il turbante a un mullah, uno die gesti di protesta diffusi dal movimento pro-democrazia.
Shiraz è la città dove è stata scattata una delle foto simbolo del movimento di protesta, quella del bacio “rivoluzionario”. Mahak non aveva più la madre, morta qualche anno fa e lascia il papà e due sorelle più piccole.
L’Unicef ha condanna “tutte le violenze contro i bambini” in corso in Iran, dove conferma anche almeno 50 bambini spono stati uccisi tra oltre 450 vittime. “L’Unicef rimane inoltre profondamente preoccupato per le continue incursioni e perquisizioni condotte in alcune scuole. Le scuole devono sempre essere luoghi sicuri per i bambini. L’Unicef ha comunicato direttamente la propria preoccupazione alle autorità iraniane da quando si sono verificati i primi casi di vittime tra i bambini in risposta alle proteste”, scrive l’organizzazione.
Finora il governo non ha diffuso informazioni ufficiali sul numero dei morti e ha sempre contestato quelli forniti dalle organizzazioni indipendenti, ma ieri è stato il capo dell’aeronautica dei Pasdaran, il generale Ali Hajizadeh ad ammettere che le vittime “sono più di 300”. Tra loro ci sono anche una sessantina di poliziotti.