Il cancelliere tedesco ha poi riferito che nell’incontro con Stoltenberg si è parlato della protezione delle infrastrutture critiche, specialmente nella regione del Baltico. “Gli attacchi al Nord Stream dimostrano che le infrastrutture hanno bisogno di protezione e insieme ai nostri alleati e partner vogliamo diventare attivi in questo campo”. È necessario prendere molto sul serio la protezione delle nostre infrastrutture critiche, “e nessuno dovrebbe credere che gli attacchi rimarrebbero senza conseguenze”.
Se la Russia facesse marcia indietro nella sua aggressione all’Ucraina, l’Europa dovrebbe ritornare all’ordine pacifico prebellico, ha continuato Olaf Scholz. “La Russia ha rovinato quell’ordine pacifico sul quale abbiamo lavorato per decenni, e ciò che sta facendo oggi è tornare all’approccio imperialistico settecentesco, ottocentesco o del Novecento in cui il Paese più forte pensa di poter annettersi il territorio di un vicino, e questo è inaccettabile”.
“Dobbiamo tornare agli accordi degli ultimi decenni e che sono stati alla base della pace e della sicurezza in Europa, il che significa per la Russia accettare il fatto che vi sono democrazie che seguono un modo completamente diverso di essere governate”, ha insistito il Cancelliere tedesco. “In ultima analisi non vi è alcuna aggressione da parte dell’unione Europea, nessuna aggressione da parte della Nato, e tutte le questioni relative alla sicurezza comune possono essere risolte e discusse, se c’è una volontà di farlo”, ha concluso.
“La Nato non è parte del conflitto, non ci faremo trascinare nella guerra di Putin. Siamo al fianco dell’Ucraina nel suo diritto di autodifesa, sancito dalla Carta dell’Onu”, ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, prendendo la parola dopo Olaf Scholz. “Putin usa l’inverno come arma e non possiamo permettergli di vincere. A questo punto critico il nostro sostegno all’Ucraina è più importante che mai”, ha spiegato Stoltenberg.
Il segretario generale ha sottolineato che il compito della Nato “è sostenere l’Ucraina ed evitare un’escalation, che vada oltre l’Ucraina”. “Se la Russia dovesse vincere la guerra, questo incoraggerebbe altri regimi autoritari a usare gli stessi mezzi, per ottenere i loro obiettivi. E questo renderebbe il mondo più pericoloso”, ha aggiunto.
“Siamo in costante dialogo anche con la Polonia, e la questione non è ancora chiusa”, ha proseguito il segretario generale della Nato, rispondendo alla domanda se i Patriots messi a disposizione da Berlino e rifiutati da Varsavia possano essere consegnati all’Ucraina. Stoltenberg ha sottolineato l’importanza dell’offerta tedesca, che mostra “quale contributo stia dando alla difesa della nostra alleanza”, dimostrando il “ruolo di leadership” nella difesa della Nato.
“Siamo tutti d’accordo sulla necessità urgente di aiutare l’Ucraina, anche con i sistemi di difesa aerea”, ha detto poi Stoltenberg, tuttavia “è importante capire che non si tratta solo di fornire nuovi sistemi, ma anche di garantire che i sistemi già consegnati possano funzionare” e quindi servono “munizioni, pezzi di ricambio e manutenzione sufficiente”.
Anche il segretario generale della Nato, ha sottolineato l’importanza degli sforzi per proteggere le infrastrutture subacquee dopo il presunto sabotaggio del Nord Stream, e ha salutato positivamente l’iniziativa della Germania e della Norvegia per rafforzarne la sicurezza. “Sono arterie dell’economia”, ha sottolineato. “Il recente sabotaggio al Nord Stream ha dimostrato quanto siano vulnerabili queste infrastrutture. Per questo sono state raddoppiate le navi impegnate nella sorveglianza, ma dobbiamo fare di più”, ha aggiunto.
“La Cina è una sfida per la nostra sicurezza, per i nostri interessi e valori, ma non la consideriamo un avversario”, ha detto ancora Stoltenberg rispondendo a una domanda sugli affari della Germania con la Cina. “Questo significa che continueremo a portare avanti il commercio, ad avere relazioni economiche, a confrontarci sul piano politico e a curare le relazioni” con Pechino. “Allo stesso tempo dobbiamo sapere che ci sono potenziali dipendenze e vulnerabilità”, ha aggiunto. Ogni stato membro deve fare in modo che ci sia “scambio economico”, “evitando che si diventi troppo dipendenti dal commercio con la Cina”, ha concluso.
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