È questa la fotografia scattata dal Centro studi di Confcommercio, secondo cui è necessaria anche una estrema cautela nelle previsioni, dato che ultimamente molte stime si sono rivelate errate, in particolar modo perché era stato sottovalutato il “boom del turismo” che ha spinto il Pil dell’ultimo periodo.
Nel dettaglio, l’aumento è dovuto alla crescita dell’occupazione dipendente, ai nuovi pensionati che entrano con maggiori contributi e ad una minore Irpef. Sale però l’impatto dell’energia, che insieme alle tasse (Imu, Ici, Tasi, tasse auto, canone Rai) portano via 13,5 miliardi, di cui 6 per le bollette.
La 13esima disponibile per consumi, tolti i costi e i risparmi desiderati e aggiunte le risorse per il Natale da parte degli autonomi ammonta a 35,8 miliardi, cifra poco differente da quella dello scorso anno (36,2 miliardi).
I consumi medi da 13esima per famiglia – secondo Confcommercio – scendono così a 1.532 euro in termini reali, rispetto ai 1.680 del 2021: un minimo storico degli ultimi 15 anni.
Ma questo – avverte l’ufficio studi – non implica necessariamente che vi saranno minori consumi a dicembre: “Se si prosegue nella politica intrapresa potrebbero esserci sorprese positive. Non è escluso che la voglia di reagire possa spingere a mettere regali sotto l’albero”.
“In assenza di nuovi shock – spiega il direttore dell’ufficio studi Mariano Bella – dovremmo tutto sommato superare bene questo periodo di difficoltà dovuto a costi energetici e inflazione”.
La spesa media pro capite per i regali di Natale ammonterà a 157 euro: il dato è in calo rispetto allo scorso anno (169 euro di spesa media reale e 158 in euro correnti) ed è il più basso da oltre un decennio. La spesa aggregata per i regali di Natale (a prezzi 2022) nel 2009 fu di 14,4 miliardi, scesa poi a 9,6 miliardi nel 2019, a 7,9 nel 2020 e 7,4 nel 2021.
Ma secondo il direttore dell’ufficio studi di Confcommercio “non ci sono segnali di particolare preoccupazione”.
La propensione a fare regali – secondo la ricerca di Confcommercio – è decrescente dal 2015 e quest’anno si attesta al 41,7% contro il 41,1% del 2021 e il 43,8 del 2020. L’importante è che si sia arrestata la decrescita: “una cosa abbastanza importante in senso positivo”, ha commentato Bella.
L’ufficio studi prevede una flessione del Pil a novembre dello 0,7% dopo il- 0,5% di ottobre; per il 2022 la stima è al 3,6% e per il 2023 allo 0,2%, con consumi rispettivamente al 4,5% e allo 0,3%. “Siamo più cauti del governo sui consumi 2023 (nella Nadef è indicato 1%) perché l’inflazione li deprime via reddito e via ricchezza” sostiene l’Ufficio studi, secondo cui in caso di sorprese positive a dicembre, andrebbe corretta al rialzo la stima per l’ultimo quarto 2022 e quindi anche il 2023.
L’economia italiana – prosegue Bella – ha avuto una “splendida performance” negli ultimi 21 mesi, facendo meglio di Germania e Francia: “Mentre nel 2010-2013, dopo le forti cadute ci siamo messi a strisciare e non c’è stato alcun rimbalzo, negli ultimi due anni abbiamo conseguito un risultato straordinario di cui dovremmo essere orgogliosi, merito di cittadini, imprese e lavoratori, grazie anche alla buona risposta della controparte istituzionale: i sostegni hanno funzionato e il governo prosegue in questa corretta linea”.
Secondo i calcoli di Confcommercio, il reddito disponibile delle famiglie nel 2022 è sui livelli del 2021, considerando la perdita da inflazione (poco superiore all’8% medio nell’anno) pari a 95,5 miliardi: “Ovviamente – fa notare Bella – c’è il problema dell’inflazione che erode il potere d’acquisto”.
Decisivo poi l’andamento della fiducia: se la spinta ai consumi proviene dall’eccesso di risparmio accumulato durante la pandemia, l’eventuale peggioramento della fiducia arresterebbe questo processo di trasformazione di risorse liquide in consumi.
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