Tutto questo rappresentano oggi gli enti di promozione sportiva: realtà no profit che reimpiegano tutti i propri proventi nelle attività sociali e che restano tra le realtà più “piagate” dalla pandemia. A dirlo sono i dati raccolti dall’Osservatorio permanente dello sport di base – Eps, promosso dagli enti Acsi, Aics, Asi, Uisp, US Acli, con la collaborazione tecnica dell’istituto di ricerca Swg e della società di consulenza Kratesis, e finanziato da Sport e Salute. Obiettivo della ricerca: determinare in modo analitico il peso della Promozione Sportiva nell’ambito del contesto economico e sociale italiano.
“Numeri e qualità: la ricerca mostra l’enorme impatto della promozione sportiva in termini sociali, economici, di salute – ha detto Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp nel corso della presentazione -. Alla luce di questi dati c’è da auspicare un riequilibrio del sistema sportivo, anche dal punto di vista della rappresentanza”. Un sistema al servizio del Paese, capace di camminare sulle proprie gambe, che riconosce e valorizza competenze e capacità femminili e che prova a riprendersi dopo la pandemia. E sono i dati a confermarlo.
Dalla ricerca emerge chiaramente come gli Enti di promozione sportiva svolgano una fondamentale funzione sociale finalizzata alla crescita del benessere psico-fisico della popolazione italiana, con particolare riguardo alle componenti più fragili della comunità nazionale. Dimostrazione concreta di questo impegno sono i circa 300.000 eventi organizzati nel corso del 2021 tra sport (oltre 180.000) e sociale (quasi 120.000) su tutto il territorio nazionale. Un impegno indispensabile alla luce della quota di popolazione italiana ancora sedentaria (30%), con tutte le ricadute negative che questa comporta per i singoli in qualità della vita e per la collettività in termini di costi sanitari (2,3 miliardi di euro ogni anno).
Gli Enti di promozione sportiva si distinguono all’interno del sistema sportivo dilettantistico italiano per la capacità di dare spazio alle competenze e alle capacità espresse dalle donne che rappresentano il 35% della dirigenza del sistema. Quasi 2 volte di più di quanto fanno le Federazioni Sportive Nazionali e le Discipline sportive associate. In aggiunta, il lavoro femminile negli EPS è particolarmente stabilizzato in quanto riguarda il 59% dei contratti a tempo indeterminato stipulati, mentre il 41% degli stessi riguarda gli uomini.
La pandemia ha però picchiato con violenza sul sistema dello sport dilettantistico nazionale, causando contrazioni importanti su tutti i numeri, sia quelli delle società sportive affiliate agli EPS che quelli relativi ai tesserati. Questa “emorragia” di organizzazioni (-6% dal 2019) e di persone (-17%) si può facilmente ricondurre alle pesanti restrizioni che hanno colpito la pratica sportiva dilettantistica nel 2020 e nel 2021.
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