Lo denuncia l’organizzazione non governativa “Iran Human Rights”, con sede ad Oslo, facendo sapere che alcune delle condanne alla pena capitale riguarderebbero l’uccisione di un Ufficiale durante i disordini avvenuti a Karaj il 3 novembre, quando i manifestanti stavano commemorando un altro dimostrante ucciso e sono stati attaccati dalle forze di sicurezza. Secondo la ong, “gli imputati non hanno accesso ai loro avvocati” e non possono avere contatti con i familiari, inoltre “la Repubblica Islamica ha intenzionalmente nascosto i nomi dei manifestanti con condanne a morte confermate”.
Mohsen Shekari è stato sepolto a Teheran tra pesanti misure di sicurezza. Il video circolato sui social media mostra che era presente solo un ridotto numero di familiari e parenti alla sepoltura, avvenuta nel Behesht Zahra, il più grande cimitero della capitale. Aveva 23 anni ed era stato fermato il 25 settembre: Mohsen Shekari è stato giustiziato in esecuzione della condanna per il reato di “guerra contro Dio” per aver bloccato il traffico “con l’intento di creare terrore e uccidere” e aver ferito “intenzionalmente” un membro della forza paramilitare dei Basij.
Nel paese continua il clima di tensione. Durante le manifestazioni contro il regime, le forze di sicurezza iraniane sparano da distanza ravvicinata alle donne colpendole al volto, agli occhi, al petto e ai genitali. I medici hanno detto di aver notato che le donne spesso arrivano con ferite diverse rispetto agli uomini.
Solidarietà da vari esponenti del mondo politico italiano alla vice Presidente del Parlamento europeo Pina Picierno per le minacce ricevute sui social da parte delle autorità di Teheran, in risposta ad un suo post di condanna della prima sentenza capitale di un manifestante eseguita in Iran dall’inizio della nuova ondata di proteste.
In Iran l’impiccagione di Mohsen Shekari ha “chiaramente come proposito di generare paura negli altri manifestanti” che protestano da tre mesi. A parlare è l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk, alla vigilia della Giornata mondiale dei diritti umani, commentando la situazione in Iran e gli altri scenari più preoccupanti su scala globale in termini di diritti. Il 23enne Shekari è stato il primo detenuto per aver partecipato alle proteste contro il potere rimasto vittima della pena capitale, condanna che ora tocca ad altre 12 persone. “Posso solo chiedere alle autorità di stabilire una moratoria sulla pena di morte e di liberare quanti sono detenuti in relazione alle proteste” ha sottolineato Turk. Al di là della crisi aperta in Iran, il Consiglio dei diritti umani dell’Onu auspica l’abolizione definitiva della pena di morte su scala mondiale. Negli ultimi tre mesi di proteste in Iran sulla scia dell’efferata uccisione della giovane Mahsa Amini – arrestata con l’accusa di violazione del codice di abbigliamento, ovvero per aver indossato erratamente il velo – più di 400 persone sono morte e altre 15 mila sono detenute, secondo il bilancio dell’ong Iran Human Rights.
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