Il giudice Asadollah Jafari ha detto che l’ex calciatore è “uno dei nove imputati nel caso in cui tre agenti di sicurezza sono stati martirizzati durante i disordini del 25 novembre”. Tra le altre accuse, la corte contesta al giovane atleta l’appartenenza a bande illegali che operano con l’intento di colpire la sicurezza del paese e della società e crimini contro la sicurezza”, ossia “assistenza in guerra”. Alcuni ex atleti e calciatori iraniani, tra cui Ali Karimi e Mehdi Mahdavikia, hanno chiesto il rilascio del ventiseienne.
Parrebbe aprirsi invece uno spiraglio per Mahan Sedarat Madani, 23 anni, condannato “per aver mosso guerra a Dio”, la cui esecuzione sembrava in questi giorni imminente. L’agente Mohammad Reza Qonbartalib, che aveva sporto denuncia, ne ha annunciato su Twitter “la sospensione e il rinvio” dell’esecuzione della condanna a morte per il giovane che ieri sembrava essere imminente. Ha affermato di aver perdonato l’accusato e si è detto intenzionato a fermare la sua condanna. La magistratura per ora non conferma
Intanto altri due condannati a morte, Mohammad Broghani e l’attore di teatro Hossein Mohammadi, rischiano di essere uccisi molto presto, secondo quanto denunciano diversi gruppi a difesa dei diritti umani, che hanno inoltre definito un “processo farsa” quello che ha portato all’impiccagione, giovedì scorso, di Mohsen Shekari, 23 anni, riconosciuto colpevole di avere ferito un paramilitare. Sono in tutto una decina le persone condannate alla pena capitale ancora in vita, altre 15-20 rischiano a breve la medesima sentenza.
Dal 24 novembre, inoltre, non si hanno notizie di quattro ragazze Qashqai (iraniane di origine turca) arrestate e portate nel carcere di Adel Abad. La denuncia è arrivata dal gruppo di attivisti Inclub1401 international, che su Telegram hanno diffuso anche l’immagine di un cadavere con la schiena tumefatta: si tratterebbe di un 19enne evidentemente malmenato che, secondo la versione della polizia iraniana, sarebbe morto “suicida”.
Nella giornata di ieri marce silenziose e pacifiche a Teheran e Isfahan sono state attaccate con manganelli e gas lacrimogeni degli agenti di sicurezza. Le proteste in Iran sono iniziate dopo la morte il 16 settembre della 22enne curdo-iraniana Mahsa Amini fermata della polizia morale perché avrebbe indossato il velo in maniera non conforme alla legge. Migliaia di persone prendono parte da quasi tre mesi a un movimento che molti chiamano apertamente rivoluzione. Almeno 458 persone sono state uccise nella repressione delle manifestazioni, secondo Iran Human Rights, e almeno 14mila sono state arrestate a quanto sostiene l’Onu. Amnesty International ha contato 44 morti tra bambini e adolescenti: feriti a morte da proiettili sparati da distanza ravvicinata, colpiti negli organi vitali, soffocati dai gas lacrimogeni
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