(ANSA) – PISA, 14 DIC – MARCO LABBATE ‘UN’ALTRA PATRIA.
L’OBIEZIONE DI COSCIENZA NELL’ITALIA REPUBBLICANA’ (ed. Pacini,
pp. 304, euro 19) – Cinquant’anni fa, il 15 dicembre 1972, la
legge n. 772 riconosceva per la prima volta l’obiezione di
coscienza al servizio militare. A quella legge si arrivò dopo 25
anni di lotte che coinvolsero movimenti, intellettuali,
politici, sacerdoti, studenti, singoli cittadini; c’erano
nonviolenti, libertari, anarchici, cattolici, valdesi, radicali,
testimoni di Geova. “Fu la conquista di diverse minoranze”,
commenta Marco Labbate, ricercatore di Storia Contemporanea
dell’Università di Urbino, che all’obiezione di coscienza ha
dedicato una ricerca storica pubblicata dalla casa editrice
Pacini di Pisa e intitolata “Un’altra patria. L’obiezione di
coscienza nell’Italia repubblicana”.
“La legge 772 – spiega Labbate – rientra in una storia di
conquiste di diritti civili e sociali avvenuta in una stagione
importante, negli anni ’70, testimoni di un’Italia che vive gli
anni di piombo ma procede in avanti e ottiene importanti
risultati”. Secondo Labbate “la storia dei diritti civili e
sociali può servire ancora perché in fondo ci incoraggia, ci fa
dire che i tempi della lotta e delle conquiste sono lunghi anni,
talvolta secoli: oggi vi sono movimenti che si battono per
l’uguaglianza di genere, per l’allargamento della cittadinanza,
per il clima; insomma, in Italia c’è sempre la necessità di
riaggiornare il nostro catalogo dei diritti e delle uguaglianze
e di preservare quelli conquistati”. E la riflessione
sull’obiezione di coscienza, al tempo della guerra in Ucraina,
conclude il ricercatore, “è molto attuale pone problemi di
coscienza oltre che politici: cosa fare di fronte
all’aggressione di un potere oppressivo come l’autoritarismo
putiniano? Come si può rimanere inerti davanti alla necessità di
difendersi di cittadini minacciati? Come non chiedersi se
l’invio di strumenti di difesa sia inevitabile quando una
popolazione è sottoposta a crimini di guerra e alla distruzione
di infrastrutture vitali? Ma non ci si può non interrogare sui
rischi di uno sforzo bellico incontrollato, di lungo periodo,
che non prevede altra possibilità di pace che la capitolazione
di uno dei contendenti, in una continua escalation, che in era
atomica può significare annientamento dell’umanità”. (ANSA).