(di Ida Bini)
(ANSA) – AOSTA, 16 DIC – Da nord a sud il nostro Paese è
ricco di tradizioni artigianali, legate alle materie prime
reperibili nei singoli territori. In vista del Natale, il
portale Campeggi.com ci fa viaggiare alla scoperta delle diverse
forme artigianali italiane, dalla lavorazione del legno in Valle
d’Aosta fino a quella della filigrana in Sardegna, passando per
la liuteria tradizionale cremonese e le tovaglie perugine.
Protagonista dell’artigianato valdostano è il legno, le cui
tecniche di lavorazione e intaglio vengono tramandate da secoli.
Queste trovano una delle loro massime espressioni nella “coppa
dell’amicizia”, un recipiente con coperchio caratterizzato da
diversi beccucci, nel quale viene versata una bevanda locale a
base di grappa e caffè. La tradizione vuole che, durante i
ritrovi tra amici, la coppa venga passata di mano in mano in
senso orario, bevendo à la ronde, ognuno da un beccuccio
diverso.
Iscritta tra i patrimoni culturali immateriali dell’Unesco, la
liuteria tradizionale cremonese è una delle forme d’artigianato
italiano più celebri del mondo. Le sue origini risalgono al
1539, quando Andrea Amati avviò la sua bottega aprendo così la
strada ad altre famiglie come i Guarneri e gli Stradivari, che
portarono avanti la tradizione per secoli creando violini,
violoncelli, viole e contrabbassi per alcuni dei più grandi
maestri della musica. Oggi la tradizione è più viva che mai
grazie alla scuola internazionale di liuteria e al Museo del
violino, ospitato all’interno del Palazzo dell’Arte di Cremona.
L’alabastro è una roccia che si forma grazie all’accumulo
millenario di gesso o calcare, materiali facili da lavorare. I
primi in Italia a maneggiare con maestria l’alabastro furono gli
etruschi, la cui eredità oggi vive tra le strade di Volterra,
dove è possibile trovare manufatti tra i più pregiati d’Europa.
Le realizzazioni degli artigiani locali si possono ammirare e
acquistare all’interno delle botteghe del centro, mentre la
storia e l’antica tradizione legata a quest’arte sono raccontate
all’interno dell’Ecomuseo dell’alabastro.
Tele di lino bianco arricchite con trame e figure in cotone blu
tinto a indaco, verde o rosso: sono le preziosissime tovaglie
perugine, nate tra le strade della città umbra tra il Medioevo e
il Rinascimento e poi apprezzate e commercializzate in tutta
Europa. Queste piccole opere d’arte realizzate dalle mani delle
donne di Perugia, la cui lunga e preziosa tradizione è
raccontata all’interno del museo-laboratorio nell’ex chiesa di
san Francesco delle Donne, vengono ancora oggi create
esclusivamente grazie a telai manuali a pedali, le cui
lavorazioni impiegano anche 20 giorni.
In passato, era usanza comune preparare il proprio pane tra le
mura domestiche per poi portarlo al forno cittadino per
cuocerlo. A Matera, dove questa consuetudine durò fino agli anni
Cinquanta, per distinguere le diverse pagnotte le famiglie
imprimevano sull’impasto un simbolo, con un timbro in legno,
riconoscibile anche da chi non sapeva né leggere né scrivere.
Anche se ora questa tradizione è stata abbandonata, gli
artigiani locali continuano a intagliare i timbri del pane come
memoria storica cittadina. A questi è legata anche un’altra
tradizione: pare, infatti, che i materani fossero soliti
regalare un timbro alle ragazze per chiedere loro la mano.
Brognaturo è un piccolo centro non lontano da Vibo Valentia,
dove gli artigiani realizzano a mano le pipe, piccole e
preziosissime opere d’arte. Questi oggetti, fiore all’occhiello
dell’artigianato locale, sono intagliati nella radica di erica
arborea, un legno durissimo caratterizzato da venature uniche
nel loro genere e uno dei migliori e più pregiati al mondo per
la realizzazione delle pipe. Il segreto è nel basso contenuto di
tannini che, se presenti in grandi quantità, sono responsabili
delle note amare e aspre percepite dai fumatori.
La filigrana sarda è una lavorazione dell’oro e dell’argento che
consiste nel modellare e nell’intrecciare filamenti di metallo
estremamente sottili. Diventata uno dei maggiori esempi
d’artigianato, in Sardegna quella della filigrana è un’arte che
viene utilizzata per ornamenti e gioielli spesso legati alla
tradizione e alle leggende dell’isola, come quella secondo la
quale questa tecnica sarebbe in grado di attirare forze magiche
e benigne. E’ questo anche il motivo per cui viene spesso
utilizzata per la realizzazione delle fedi o per la creazione
dei bottoni degli abiti degli sposi.
Le teste di moro sono una delle massime espressioni
dell’artigianato siciliano e affondano le loro radici in
un’antica leggenda. Si racconta che nella Palermo dell’anno
Mille vivesse una fanciulla che era solita trascorrere le
giornate sul balcone a occuparsi delle sue piante. Un giorno, un
principe moro passò di lì e i due si innamorarono perdutamente,
ma quando lui le confessò di avere moglie e figli, lei, accecata
dalla gelosia, gli tagliò la testa per poi esporla sul balcone
con una piantina di basilico sulla cima. I passanti, affascinati
da quella che pensavano essere un’opera d’arte, chiesero agli
artigiani locali di realizzare dei vasi simili in terracotta,
dando così vita a una tradizione millenaria che è ancora oggi
viva in tutta l’isola e, in particolare, nell’area di
Caltagirone. (ANSA).