La sua ipotesi di identificazione, spiega, si basa innanzitutto sulla somiglianza. A suo parere i tratti fisiognomici del giovane ritratto accanto al pittore ricordano quelli del rampollo Medici così come poi sarà raffigurato dallo stesso Raffaello nel 1517 in un altro dei suoi capolavori: il Giuramento di Leone III nella Stanza dell’Incendio di Borgo in Vaticano. E poi più tardi, nel 1518, nel Ritratto di Lorenzo de’ Medici, duca di Urbino. Lorenzo, ricorda Viggiani, era nato a Firenze nel 1492, figlio di Alfonsina Orsini e Piero il Fatuo, primogenito di Lorenzo il Magnifico, dal quale il neonato aveva preso il nome. Dopo l’esilio della sua famiglia e la successiva restaurazione della stessa nel 1512, era tornato a Firenze come primo della città. Da quel momento i suoi interessi si erano concentrati esclusivamente sulla politica e sulla mission di consolidare le fortune e il potere della sua famiglia. Bravo e ambizioso, il giovane Medici, al punto da stringere un forte legame con Francesco I re di Francia. E qui entra in scena il terzo protagonista di questa storia, ovvero proprio il monarca francese. Che secondo la studiosa, sarebbe la persona alla quale i due giovani uomini del quadro stanno guardando, nonché probabilmente il destinatario del dipinto. Del resto, dice Viggiani, lo stesso Raffaello avrebbe avuto modo di conoscere personalmente il monarca francese. Potrebbe anzi averlo incontrato a Bologna nel 1516 dove era andato al seguito di Leone X e della sua corte. Possibile in quel contesto, persino l’ipotesi di un incontro a tre, il re con il giovane politico fiorentino, che gli era quasi coetaneo, e il pittore urbinate. Anzi: “Non è forse da scartare del tutto neanche l’ipotesi che i tre possano avere avuto l’opportunità di parlare della questione di Urbino- scrive Viggiani- per la quale il papa aveva manifestato l’intenzione di cacciare il duca e mettere al suo posto proprio Lorenzo, con l’aiuto della Francia”.