(di Marzia Apice)
(ANSA) – ROMA, 19 DIC – MICHELE MASNERI, DINASTIE. DA PRADA
AI FERRAGNEZ, RITRATTI DELLA VERA NOBILTA’ ITALIANA. QUELLA
SENZA BLASONE (Rizzoli, pp.17, 192 euro). Forse col tempo è
cambiato il concetto di ‘eleganza’, ma i soldi ovviamente
restano e costituiscono la componente ‘indispensabile’. Se c’è
qualcosa che invece ormai sembra essere sparito è il blasone,
sostituito sempre più spesso dal nuovo, pervasivo potere del
terzo millennio, ossia l’immagine vincente e popolare sui
social, veicolo privilegiato per dettare mode e generare
consenso, critiche e, naturalmente, altri soldi. Sembra essere
questa la fotografia dei ricchi di oggi in Italia che Michele
Masneri propone nel suo “Dinastie”, edito da Rizzoli, libro nel
quale il giornalista compone una geografia della ricchezza
nostrana. Riunendo e di fatto riscrivendo alcuni dei pezzi più
ironici e perspicaci pubblicati sul giornale per cui lavora, il
Foglio, Masneri mette sotto la lente di ingrandimento gli uomini
e le donne più abbienti di questo Paese, dimostrando uno spirito
d’osservazione quasi ‘scientifico’. Se Milano, che sembra
diventata una “piccola Manhattan” dice l’autore, è la città
ideale per accogliere la coppia Miuccia Prada e Patrizio
Bertelli, tanto riservata quanto influente, e i molto più
glamour Ferragnez, la royal family italiana di cui si conosce
tutto (molto godibile la lettura del reportage realizzato da
Masneri a Noto in occasione del matrimonio tra Chiara Ferragni e
Fedez), a Torino l’atmosfera è più sobria: qui in posizione
forse ormai più defilata restano i mitici Agnelli, la cui
dinastia è proseguita dopo la morte dell’Avvocato nel 2003 con
gli Elkann, e i rivali De Benedetti. “Trovare una borghesia non
folkloristica a Roma è una missione quasi disperata”: nella
Capitale secondo l’autore il mood cambia rispetto al Nord, e in
città troviamo la famiglia allargata dei Calenda (un ‘clan’ con
Carlo in testa ovviamente, ma anche con le ‘ramificazioni’
Comencini, Infascelli, Tozzi), tra politica, commedia
all’italiana e ambizione, e quella dei Malagò, con un
Giovannisempre impegnatissimo che appare come “un Draghi più
piacione”. Ma dopo le metropoli, non poteva ovviamente mancare
la provincia, definita da Masneri ‘post moderna’ dopo l’incontro
tra il mito della fabbrica e il mondo dei social, dove tanti
ricchi – dai Beretta, ai Panini agli Agnelli, ma quelli delle
pentole – si sono rifugiati e portano avanti con successo il
proprio business. Si sorride e si ride spesso leggendo queste
pagine, in cui l’autore usa la sua penna acuta e irriverente per
svelare vizi e virtù, abitudini e debolezze dei componenti,
giovani e meno giovani, delle più ricche e invidiate famiglie
italiane. Ma tra indiscrezioni, aneddoti spassosi e alberi
genealogici infiniti, nel libro c’è spazio anche per uno sguardo
più largo: superando il mondo dorato, bello sì ma spesso anche
pieno di ombre, di chi è ben lontano dal preoccuparsi di come
arrivare a fine mese, si apre al lettore l’orizzonte di
un’Italia ancora volenterosa ma un po’ malconcia, che a tratti
affonda e poi si riprende riuscendo a galleggiare, e che forse
sta cambiando i propri valori. Sullo sfondo poi, ma nemmeno
tanto, ci siamo noi, tutti sempre di corsa a barcamenarci tra
piccole e grandi crisi, e mai paghi di sognare di cambiar vita,
magari cercando l’ispirazione in una imperdibile storia di
Instagram o nel nuovissimo post su Facebook dell’influencer di
turno. (ANSA).