Bisogna lottare contro le “disuguaglianze economiche, sociali e territoriali” e per “l’avanzamento dei diritti civili e sociali. Se la sinistra non sa dire questo non è sinistra in natura”, ha detto il candidato alla segreteria del Pd Stefano Bonaccini durante il confronto tra i tre candidati. Bonaccini ha rimarcato: “Siamo riformisti” con “cultura di governo” ma con il governo che è mezzo, non fine. “Guai a fare la fotocopia di 5s e terzo polo”, ha detto, “noi siamo una forza laburista”. A suo avviso bisogna “tornare a fare il Pd, riprenderci lo spazio di un partito a vocazione maggioritaria”. “Sento ogni tanto” nel dibattito interno al Pd “la contrapposizione tra capitale e lavoro come se fossimo all’inizio del secolo scorso, è surreale”. “Avverto anche io pulsioni al cambiamento con connotati regressivi”, “io contrasterò questa tendenza” che segnerebbe “la fine del Pd, che ci porterebbe su binari minoritari. E’ già successo in altri paesi vicini, il rischio è che avvenga anche qui”, ha aggiunto.
“Ogni volta che caliamo dall’ alto cambiamento senza condivisione” non funziona. “Io spero di riuscire a completare un documento di contributo al comitato costituente in tre punti: cambiamo lo statuto, diventi statuto dei lavori”. Il “femminismo” sia “sostanziale, non formale ,come accaduto anche nella nostra comunità, perché c’è bisogno che tante altre donne non vivano disuguaglianze concrete”, ha detto la candidata alla segreteria del Pd Paola De Micheli durante il confronto tra i candidati al Nazareno. “Il rischio di liquidazione del Pd? Se sarà autentico” questo percorso costituente “avrà bisogno di molto più tempo, mentre la scelta del gruppo dirigente va accelerata. Per questo ho fatto la proposta di anticipare il congresso a fine gennaio o inizio febbraio”, ha aggiunto De Micheli durante il confronto al Nazareno.
“Non siamo qui per fare una resa dei conti ma per costruire il nuovo Pd e farlo insieme, salvaguardare il suo prezioso pluralismo ma senza rinunciare a un’identità chiara, un profilo netto. Senza fare la fotocopia, condivido, ma facendo” al contempo “i conti con il fatto che coloro che volevamo rappresentare forse non ci hanno più ascoltato se abbiamo perso quei milioni di elettori”, ha detto la candidata alla segreteria del Pd Elly Schlein durante il confronto al Nazareno.
“Credo sia importante che oggi sia stato rilanciato con forza in tutti gli interventi l’orgoglio del Pd“, un partito “attaccato da più parti”, anche “da chi è con noi all’opposizione. Eppure siamo noi che siamo facendo opposizione a questo governo ed è attorno a noi che si può costruire l’alternativa in Lombardia e nel Lazio. Questo dà il senso della centralità che abbiamo nonostante le difficoltà”: così il segretario del Pd Enrico Letta in collegamento con il confronto tra i candidati alla segreteria.
Un gruppo di democratici in apertura del confronto tra i tre candidati alla segreteria, ha proposto di ricercare tra i principi fondamentali dell’Ulivo ’96 e del Lingotto 2007, gli assi fondamentali su cui ricostruire il futuro Pd. A spiegarlo è stato Walter Verini, al Nazareno, accanto a Marianna Madia, Stefano Ceccanti, Roberto Morassut e altri. Verini ha sottolineato anche che i dem hanno “perso 7,5 milioni e mezzo di elettori dal 2008”. “Democratica risulta la parola più comprensiva per descrivere la nostra identità, nessun’altra sostitutiva o aggiuntiva potrebbe descriverla meglio”, ha avverto Ceccanti. Madia ha esortato a “ricostruire una proposta politica convincente da qui a un anno e mezzo”, per “tornare stabilmente sopra al 25%”.
Il Qatargate è “una vicenda che sta sconvolgendo la nostra Europa, una vicenda vergognosa. Il Pd non è nato assumendo il principio della superiorità morale verso gli altri ma della moralità e della legalità come strumento essenziale di credibilità collettiva e personale. Coloro che hanno provato a disonorare la nostra comunità devono essere espulsi e questa costituente deve servire da monito per coloro che vorranno infangarla in futuro”, ha detto la vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno al Nazareno in apertura del confronto tra i tre candidati alla segreteria.
“Se la soluzione alla nostra crisi deve essere quella di una riedizione della sinistra dei Ds, con tutto il rispetto per quella storia, credo che sia un errore storico e un grande errore di analisi”, ha detto Marianna Madia in apertura del confronto tra i candidati alla segreteria del Pd. Madia fa parte del gruppo che ha presentato un documento che chiede di rispettare l’identità del partito democratico. Pina Picerno ha rimarcato “il risultato deludente del 25 settembre” sostenendo che “alcuni hanno confuso la delusione” delle urne con la spinta a “riportarci indietro” a “ridiscutere le ragioni fondative” del partito. Picierno ha messo in guardia contro la “cancellazione di 15 anni straordinari, non può essere il congresso dell’abiura”. Secondo Graziano Delrio non serve “un nuovo partito”, perché “il Pd c’è già ed è il partito democratico”. Debora Serracchiani ha avvertito: “Dalla fase costituente siamo passati alla fase della liquidazione” ed “è un errore”, “non bisogna buttare il bambino con l’acqua sporca. Pensare che il Pd possa sparire sarebbe un errore che pagheremmo”.