“Proteggere vite” con una “campagna sanitaria più mirata” e una “linea di difesa comunitaria” di fronte alla “nuova situazione”. Nel suo primo discorso dopo l’allentamento delle restrizioni, il presidente
Xi Jinping indica ai funzionari di tutto il Paese la via da seguire per fronteggiare la nuova ondata – la prima delle tre previste – di Covid che sta mettendo in crisi il Paese.
I farmaci scarseggiano, le corsie degli ospedali sono affollate e i crematori sono pieni. Le testimonianze si rincorrono nei video che sfuggono alla censura e vengono costantemente rilanciati sui social.
Dopo le proteste della gente esasperata da lockdown lunghi mesi e dopo i dati traballanti dell’economia, la Cina ha abbandonato progressivamente la politica della tolleranza zero Covid, un baluardo del governo del presidente Xi al suo terzo mandato.
Il risultato è che il Paese registra adesso la curva di infezione più alta del mondo. Secondo il Financial Times ci sarebbero stati 250 milioni di nuovi casi nei primi venti giorni di dicembre, il 18% della popolazione avrebbe dunque contratto il Covid. La versione di Pechino parla di poco più di 60 mila contagi. Recenti studi stimano un milione di decessi, una cifra drammaticamente lontana dai numeri diffusi sinora dalle autorità: 8 decessi appena nell’ultimo mese.
Il mondo torna a domandarsi che cosa sta realmente accadendo in Cina. Soprattutto adesso che il Paese si è tirato fuori dal balletto delle cifre: dopo lo stop ai “tamponi di massa” obbligatori, le autorità hanno smesso di divulgare i dati. Forse arriveranno una volta al mese, secondo le ultime indicazioni.
La fine delle restrizioni?
“Di fronte alla nuova situazione occorre lanciare una campagna sanitaria più mirata, rafforzare una linea di difesa comunitaria per la prevenzione e il controllo delle epidemie e proteggere efficacemente la vita delle persone, la sicurezza e la salute”.
Le parole di Xi Jinping, scarne di provvedimenti effettivi, sulla “nuova linea politica da seguire” suonano come una rassicurazione forzata. Un altro cambio di rotta, dopo l’inedita decisione di allentare le restrizioni, già di per sé rarissimo per i vertici cinesi, non sarebbe possibile. Dunque si va avanti puntando sul ritorno alla normalità e sul rilancio dell’economia.
Nello stesso giorno dell’intervento del presidente, quindi, è stata annunciata l’abolizione, a partire dall’8 gennaio, della quarantena per chi arriva dall’estero: per entrare in Cina basterà un test negativo effettuato nelle prime 48 ore precedenti. Una misura volta a dare nuovo impulso all’economia penalizzata dalle restrizioni. Come a dire, non si torna indietro. “E’ la fine definitiva di zero Covid”, ha affermato Yanzhong Huang, ricercatore senior del Council on Foreign Relations con sede a New York.
Già a giugno la Cina aveva ridotto della metà la durata della quarantena obbligatoria per i viaggiatori in arrivo: da 21 giorni a 10, e attualmente l’isolamento è di cinque giorni negli appositi hotel più altri tre giorni nel proprio domicilio.
Ora le nuove misure non equivalgono all’apertura delle frontiere della Cina, molti dettagli non sono ancora chiari, ma i funzionari hanno affermato che avrebbero “ottimizzato ulteriormente” la capacità degli stranieri di richiedere visti per affari, studio o ricongiungimenti familiari. Altro punto non chiarito è quanti voli saranno autorizzati a entrare nel Paese. A novembre, quelli internazionali per la Cina sono stati il 6% del dato che si registrava nel 2019, secondo il flight tracker ‘VariFlight’.
Da pochi giorni anche Hong Kong ha deciso, d’accordo con Pechino, di riaprire entro metà gennaio il confine chiuso dall’inizio della pandemia.
La fine della quarantena internazionale è parte di un annuncio più ampio, in base al quale la classificazione del Covid sarebbe stata declassata da malattia infettiva di categoria A, alla pari del colera o della peste bubbonica, a categoria B, che include virus come l’Aids e l’aviaria.
Il Giappone chiede il tampone a chi arriva dalla Cina
I viaggiatori provenienti dalla Cina in arrivo in Giappone saranno obbligati a fare un tampone a partire da venerdì, e i positivi dovranno sottoporsi a una quarantena di 7 giorni, in previsione di una accelerazione del flusso di turisti verso Tokyo, e vista l’ambiguità di Pechino sul numero di contagi.
Lo ha deciso il premier nipponico Fumio Kishida che ha avvertito che le autorità giapponesi stanno valutando di porre un limite al numero dei voli provenienti dalla Cina. “Ci sono timori sulla situazione reale in Cina, a causa delle discrepanze tra il numero dei contagi rilasciati dal governo e i dati forniti dal settore privato”, ha detto Kishida.
Il Giappone negli ultimi mesi ha allentato fortemente e restrizioni sui turisti. La mossa annunciata oggi segnala che soltanto i visitatori in arrivo dalla Cina dovranno essere sottoposti a test all’arrivo, a parte quelli che hanno sintomi manifesti. Non a caso il capo del governo parla di “decisioni straordinarie”.
Corsa alle vaccinazioni
L’allentamento delle restrizioni in Cina è andato di pari passo con il rilancio della campagna di vaccinazioni. Le autorità cinesi vanno di porta in porta e talvolta pagano le persone di età superiore ai 60 anni perché si vaccinino contro il COVID-19: 70 dollari per un ciclo completo.
Non tutti però accettano. Intervistato da LaPresse, il 64enne Li Liansheng racconta di aver contratto il virus in forma leggera pochi giorni dopo il vaccino. Dice che alcuni anziani sono riluttanti perché hanno il diabete, problemi cardiaci o altre complicazioni di salute, nonostante gli avvertimenti degli esperti che è ancora più urgente per loro essere vaccinati perché i rischi di Covid-19 sono più gravi dei potenziali effetti collaterali del vaccino in quasi tutti. “Finché sappiamo che il vaccino non ha grandi effetti collaterali, dovremmo farlo”, conclude.
Ai comitati di quartiere che formano il livello più basso del governo nel Paese è stato ordinato di tracciare tutti gli over 65 anni e fare pressioni sui familiari perché li accompagnino nei centri di vaccinazione.
La National Health Commission ha annunciato il 23 dicembre che il numero di persone vaccinate quotidianamente era più che raddoppiato a 3,5 milioni a livello nazionale. Un numero ben lontano dalle somministrazioni del 2021.
Più del 90% delle persone in Cina sono state vaccinate, ma solo circa i due terzi di quelle sopra gli 80 anni, sempre secondo la National Health Commission. In base al censimento del 2020, nel Paese ci sono 191 milioni di persone di età pari o superiore a 65 anni, un gruppo che, da solo, sarebbe l’ottavo paese più popoloso del mondo, davanti al Bangladesh.