Il primo gennaio segnerà il ventennale della scomparsa di Gaber, morto a 63 anni nel 2003, e, da mezzanotte a mezzanotte, sul sito della Fondazione e sul canale Youtube andrà in onda una maratona video che racconta il percorso davvero unico di un artista e un intellettuale che aveva cominciato la sua carriera come pioniere del rock’n’roll negli anni ’50 e che, unendo l’amore per il jazz e per la canzone francese a doti non comuni di entertainer, era diventato uno dei personaggi più amati della musica e della televisione prima di intraprendere un percorso coraggioso e dirompente che lo avrebbe portato a dar vita al Teatro Canzone, una forma del tutto nuova di rappresentazione in cui la canzone e il monologo si fondono in uno spettacolo che per decenni è stato un punto di riferimento necessario per la riflessione collettiva sull’evoluzione e i cambiamenti della società.
Giorgio Gaber ha rielaborato in modo originale l’eredità della scena culturale della Milano della sua epoca, dove si è formato accanto a Dario Fo, Enzo Jannacci, Luigi Tenco, Franco Battiato, il cabaret e il Piccolo Teatro in un mix straordinario e irripetibile. Dalle illusioni del ’68 al rapimento Moro, da Tangentopoli al berlusconismo, dalla caduta delle ideologie al prefigurarsi del populismo e del qualunquismo venato di reazione, dai drammi individuali all’incombere del consumismo fino all’ossessione dell’apparire e dei numeri come principale criterio di valutazione, gli spettacoli di Gaber e Luporini hanno vivisezionato i temi più laceranti del dibattito pubblico degli scorsi decenni senza alcuna concessione al facile consenso, usando l’ironia e la cultura come strumenti per esprimere liberamente il proprio pensiero, anche a costo di attirarsi critiche feroci.