Nei quartieri di Pachnar, Moshir Khalwat, Hamam Chal, Reza Bazaar chiusi anche i venditori d’oro, dei cellulari e delle scarpe, oltre ai famosi bazar Galubandak e Marvi. La polizia è intervenuta in diversi blitz.
La gente si era riunita al sit-in dopo un appello degli attivisti per esprimere solidarietà ai proprietari dei bazar e dei mercati che continuano a scioperare e a protestare da oltre tre mesi dopo essere stati colpiti dalla grave crisi economica a causa dell’aumento dei prezzi della valuta estera delle ultime settimane.
Nonostante Internet sia bloccato nelle aree circostanti il mercato, alcuni video diffusi sui social network, mostrano le forze di sicurezza disperdere i manifestanti, usando lacrimogeni e piccoli proiettili solo in apparenza non nocivi. Diverse le foto che mostrano i giovani colpiti ai genitali e agli occhi.
Manifestazioni si tengono anche nelle città di Semirom, Najafabad, Zahedan, Marvdasht, Izeh, e soprattutto a Kermanshah e nella città curda di Javanrud dove un almeno un manifestante è rimasto ucciso. Si tratta di un ragazzo di 22 anni, Borhan Elyassi, raggiunto da un colpo di pistola.
La gente ha gridato slogan come “morte al dittatore, morte a Khamenei” e “i mullah devono andarsene per ricostruire l’Iran”. Anche a Najafabad, la polizia si è scontrata con i manifestanti che scandivano: “i nostri dollari sono in Libano, i nostri giovani sono in prigione”, riferendosi al sostegno dell’Iran alle milizie sciite libanesi di Hezbollah.
Foto della guida suprema Ali Khamenei continuano a essere bruciate: ieri sera dopo le preghiere del venerdì a Zahedan nella provincia del Sistan-Balucistan la gente per lo più di etnia Baluchi (Islam sunnita) è scesa in piazza. “L’esercito commette crimini, Khamenei lo sostiene” hanno gridato i manifestanti.
Il regime a guida religiosa continua a soffocare le proteste pacifiche e a reprimere anche la stampa. E’ il caso della giornalista Vida Rabbani, condannata a più di sette anni di carcere. Scriveva per il giornale Shargh e sul settimanale Voice. E’ accusata di minaccia contro la sicurezza del paese e di propaganda contro il regime.
Attualmente si trova a Evin, dove si trovano anche Niloofar Hamedi e Elaheh Mohammadi tra le prime a scrivere sul caso di Mahsa Amini. Ma nelle carceri del Paese si trovano più di 60 giornalisti.
Eppure buone notizie arrivano dalla Corte Suprema iraniana. Oltre ad aver recentemente accettato nuovi processi per due manifestanti condannati a morte: il rapper curdo Saman Seyydi (Saman Yassin) e Mahan Sadrat, la corte ha accolto l’appello anche di Sahand Nourmohammadzadeh, un giovane manifestante condannato a morte le recenti proteste e sarà nuovamente processato: lo riporta il sito della magistratura, Mizan. Il 26enne è accusato di aver rimosso i guard rail di un’autostrada e di aver dato fuoco a bidoni della spazzatura e pneumatici, reati considerati Muharebeh ovvero di fare “Guerra contro Dio”.
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