Solo il coperchio pesa quasi 500 chilogrammi, motivo per il quale, secondo le autorità egiziane, i ladri hanno portato via solo questa parte lasciando la base al suo posto.
“Se guardiamo il sarcofago, c’è un coperchio e una base. I ladri di tombe hanno scoperto che il coperchio è più facile da spostare e trasportare”, ha detto il Segretario generale del consiglio supremo delle antichità egiziane, Mostafa Waziri, durante la conferenza stampa, “Sembra che […] la base sia ancora lì, nel luogo in cui [la tomba, ndr] è stata scoperta per la prima volta. È stato chiamato sarcofago verde a causa di questo colore, molto particolare e apprezzato dagli antichi egizi”.
Waziri ha spiegato che il sarcofago, lungo quasi tre metri, risale a un’epoca che va dal 664 a.C. alla campagna di Alessandro Magno del 332 a.C. e potrebbe essere appartenuto a un sacerdote di nome Ankhenmaat, anche se parte dell’iscrizione è stata cancellata.
Il ritorno del “sarcofago verde” fa parte degli sforzi del governo egiziano per fermare il traffico di antichità rubate.
Sameh Shoukry, ministro degli Esteri egiziano, ha dichiarato: “Recuperare il sarcofago verde e riportarlo in patria […] è un riflesso dello spirito di cooperazione tra Egitto e Stati Uniti nel campo della protezione del patrimonio culturale e del recupero di opere contrabbandate”.
Il sarcofago è l’oggetto più pregiato tra i 17 pezzi archeologici ritrovati negli Stati Uniti e restituiti all’Egitto. Il recupero della preziosa reliquia fa parte del memorandum d’intesa firmato tra Washington e Il Cairo nel 2016 e nel 2021 contro il contrabbando.
Secondo il procuratore distrettuale di Manhattan Alvin L. Bragg il sarcofago è stato contrabbandato attraverso la Germania negli Stati Uniti nel 2008. “Questa splendida bara è finita nelle mani di una rete ben organizzata che ha saccheggiato molte antichità nella regione”, ha dichiarato Bragg, “Siamo lieti che questo oggetto venga restituito all’Egitto, a cui appartiene di diritto”.
Negli ultimi 10 anni l’Egitto ha recuperato nel complesso 29.300 pezzi portati illegalmente all’estero, di cui 5.300 nel 2021 e 110 nel 2022, risalenti a diversi periodi della storia egiziana.
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