“Ho ricevuto con profondo dolore la notizia della morte di Papa Benedetto”, scrive il cardinale Erdo, domani a Roma per i funerali del Papa emerito. “Come teologo, cardinale, Papa in carica e poi in pensione, è stato una figura determinante nella vita della nostra Chiesa. Irradiava luce e serenità anche negli anni della debolezza e della malattia. Il più grande teologo cattolico del nostro tempo ci ha lasciato”.
“Ha sentito e compreso i segni dei tempi”, scrive l’arcivescovo di Esztergom-Budapest. “Portava nel cuore il Concilio vaticano II, al quale partecipò in qualità di esperto. Vedeva i pericoli che minacciavano la nostra Chiesa, l’Europa e l’umanità, ma era anche consapevole delle prospettive che si aprivano e del motivo della nostra speranza. Sapeva che c’è verità nel regno della fede e che deve essere rappresentata nell’amore. Al tempo stesso, nella sua ultima grande enciclica, Caritas in veritate, ha scritto che l’amore manifestato nel sociale deve essere radicato anche nella verità, e da ciò può trarre la sua autenticità: ha proclamato la verità dell’amore di Cristo nella società”.
“Era un vero europeo. Sapeva ascoltare pazientemente le opinioni degli altri. E ha tenuto conto dei punti di vista suscitati nalle sue decisioni. Era un uomo di dialogo. Il rigido formalismo gli era tanto lontano quanto l’abnegazione meschina. Il suo dialogo con Jürgen Habermas affronta le questioni fondamentali della nostra visione del mondo e della nostra cultura. Conosceva e comprendeva bene i problemi e le gioie del nostro popolo ungherese e ha accompagnato con amore e interesse gli eventi del Congresso Eucaristico Internazionale di Budapest”.
“Sono ancora valide le parole di Papa Francesco su di lui: “Tutti sentiamo la sua presenza spirituale, sappiamo che accompagna tutta la Chiesa con la sua preghiera (…) la sua opera teologica continua ad essere feconda ed efficace””, scrive il primate della Chiesa ungherese.
“Il suo motto era: Cooperatores Veritatis – collaboratori della Verità . Non concepì la teologia e neanche le altre scienze come un mero turbinio di desideri e opinioni, ma come una sincera, sistematica e appassionata ricerca della verità. E ha vissuto e presentato la fede cattolica come una vera dottrina, rivolta alle persone che cambiano nel tempo con un linguaggio che cambia, ma conservando la sua identità e continuità. Il fondamento e la pienezza di questa verità è Cristo stesso, una vera persona storica di cui possiamo conoscere l’insegnamento, la vita, la morte e la risurrezione attraverso le fonti storiche e la tradizione della Chiesa. Ecco perché Papa Benedetto ha scritto, come culmine del suo lavoro teologico, i libri su Gesù di Nazareth, messaggio saggio e conferma per noi”.
“Nell’omelia della sua prima solenne messa papale parlò di Gesù, che, da buon pastore, cerca e carica sulle sue spalle la pecorella smarrita. Questa pecorella smarrita, ha detto, è l’umanità stessa! Papa Benedetto – conclude il cardinale Erdo – è stato un collaboratore di Gesù, il buon pastore, in questa grande missione, e anche tutta la Chiesa deve partecipare a questa missione. Confidiamo che Papa Benedetto accompagnerà il compimento di questa grande opera con le sue preghiere dalla casa del Padre celeste”.
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