“Non sono io quella persona”. Così Aleksander Mateusz Chomiak, il 25enne polacco arrestato ieri 3 gennaio a Milano, ha
negato di essere l’uomo ripreso nelle immagini che documentano l’aggressione e si è dichiarato innocente.
Lo ha riferito il suo legale, l’avvocato Francesca Rena, al termine dell’interrogatorio del giovane davanti al gip di Milano Natalia Imarisio nel carcere milanese di San Vittore. Il legale ha riferito che il giudice ha convalidato il fermo e depositerà l’ordinanza di custodia cautelare.
Nero su bianco, nella richiesta di convalida per tentato omicidio, il pm Enrico Pavone lo ha descritto come autore di “un fatto grave” è “socialmente pericoloso e potrebbe colpire ancora”.
Il 25enne polacco fermato ieri, era ricercato da sabato sera, quando ha accoltellato una turista israeliana, Abigail Dresner, all’interno della stazione romana di Termini.
Chomiak ha risposto alle domande del gip Natalia Imarisio affiancato da un interprete perché non parla italiano.
“Il mio assistito ha risposto alle domande e si dichiara estraneo ai fatti, sostiene di non essere neanche transitato a Roma Termini il 31 dicembre perché non aveva nessuna necessità”, riferisce Francesca Rena, avvocato d’ufficio.
Il giovane polacco, che pare abbia avuto un atteggiamento “tranquillo” nell’interrogatorio, ha riferito anche che era in Italia “da 7-8 mesi” e che ha vissuto “anche aiutato dalla Caritas tra Roma e Torino”. Quando gli atti passeranno alla Procura di Roma competente perle indagini il 25enne potrebbe essere trasferito, sempre a detta del legale, in un carcere più vicino alla Capitale.
La sua fuga è durata tre giorni, interrotta ieri da una coppia di carabinieri fuori servizio che lo hanno riconosciuto e bloccato su un treno in partenza dalla stazione Centrale di Milano e diretto a Brescia.
Quando è stato bloccato ha mostrato un verbale della polizia dello scorso dicembre, redatto a Roma, in cui c’era il suo nome e cognome. Con sé non aveva altri documenti o il cellulare.
Aveva, però, uno zaino con dentro due coltelli da cucina da circa 20 centimetri e un taglierino. I coltelli “li uso per tagliare il pane e per aprire le confezioni” di cibo, ha detto in merito Chomiak. Il giovane ha inteso spiegare alla giudice che i due coltelli e il cutter che gli sono stati sequestrati fanno parte degli oggetti di uso quotidiano che un senzatetto, che vive per strada, ha con sé.
Su uno dei coltelli, però, come risulta dalle indagini, sono state rinvenute “probabili tracce ematiche”. Saranno solo gli accertamenti disposti a confermare se si tratti o meno di sangue e se appartenga alla vittima, ancora ricoverata in ospedale.
“Sta meglio, è una ragazza forte” ma preferisce affrontare questo momento “stretta nell’abbraccio delle persone più care”, e per lei l’arresto di Aleksander Mateus Chomiak è “è la fine di un incubo”. Queste le parole, a distanza di 4 giorni dalla brutale aggressione, che la madre della giovane ferita ha detto alla cronista Elena De Vincenzo del Tg1.
Chomiak non aveva con sé il sacchetto blu che si vede nell’ormai noto video che ha documentato l’aggressione, ma indossava gli stessi vestiti di quel giorno, compreso il cappello nero.
Dagli accertamenti degli inquirenti emerge che il giovane polacco senza precedenti, è una sorta di “fantasma” che si aggirava da almeno 8 mesi per l’Italia ed è ipotizzabile che possa avere problemi psichici.
Si ipotizza che possa aver scelto a caso la vittima, anche perché niente al momento fa supporre che l’avesse già incontrata in stazione o che la conoscesse in qualche modo.
Per il pm Pavone, quello di Chomiak è un fatto “grave e allo stato privo di motivazione” e che non ha alcun aspetto terroristico o motivazioni razziali.
Dagli accertamenti, infatti, non sono emersi elementi che facciano pensare ad alcuna militanza o vicinanza a movimenti neonazisti. Il suo gesto, al momento, rimane senza motivo.
Per il giovane polacco, che non ha detto nulla dopo essere stato bloccato, il pm di Milano ha chiesto, nella sua richiesta di convalida, la custodia cautelare in carcere.