“Vogliamo partecipazione e coinvolgimento dei nostri iscritti e dei nostri elettori ma che sia reale, non virtuale”, sentenzia. E con tre aggettivi archivia la proposta: è “sbagliata, irrealistica e inapplicabile a poche settimane dal voto”. Si accoda Paola Micheli, altra candidata alla segreteria che liquida la discussione come “lunare” e invoca la necessità di “incontrarci, finalmente”, per “decidere” e scegliere. A distanza e in silenzio resta Letta. Secondo fonti vicine al Nazareno, il leader non si sposterà dalla linea di “rigorosa terzietà” che ha avuto finora, richiamandosi allo Statuto del partito e all’accordo tra tutti i candidati su ogni eventuale modifica. Del resto l’ex premier non si è espresso nemmeno sull’ipotesi di rinviare di una settimana le primarie: dal 19 al 26 febbraio, per non creare ingorghi e confusione con le regionali previste il 12 febbraio in Lombardia e nel Lazio. Un silenzio interpretato da molti come gelida distanza rispetto a quel rinvio, su cui invece i 4 candidati sarebbero d’accordo.
La decisione arriverà mercoledì, nella Direzione del partito. Nel frattempo, sul come votare sembra aprirsi un’altra crepa. Ed è curioso che entrambi i fronti facciano leva sulla partecipazione – fisica o virtuale – per sostenere la propria tesi. Chi appoggia l’idea della Schlein sottolinea che il voto on line è una chance in più, che non cancella quello tradizionale ai gazebo. “E’ accaduto già per scegliere i candidati sindaci a Roma, Bologna e Torino”, ricorda Laura Boldrini che chiede: “Perché mai si dovrebbe rifiutare l’adesione digitale? Nessuna paura, guardiamo al futuro e facciamo del Pd un partito che facilita il coinvolgimento delle giovani generazioni”.
La vive come un’occasione Alessandro Zan, che incalza: “Il Pd, se realmente vuole aprirsi e innovarsi, soprattutto ai più giovani, ha il dovere di mettere in campo tutte le opzioni per favorire quanta più partecipazione possibile”. Per la ‘vecchia guardia’, invece, il punto “non è l’innovazione o la digitalizzazione” quanto “riaffermare un principio antico: la politica è partecipazione”, insiste Matteo Orfini. “Più gazebo e meno click”, sintetizza Eugenio Giani, mentre Piero Fassino elenca i rischi tecnologici: “L’online, come abbiamo appurato a più riprese non garantisce né certezza su chi realmente digita il voto, né riservatezza sulla scelta dell’elettore”.