Dopo il suo arresto, Montes fu condannata a 25 anni per aver rivelato a L’Avana le identità di quattro spie statunitensi e un’enorme mole di materiale riservato. A differenza di altre spie di alto profilo catturate durante la Guerra Fredda, Montes era motivata dall’ideologia, non dal guadagno personale, e accettò di lavorare per l’intelligence cubana perché contraria alle attività dell’amministrazione Reagan in America Latina. In particolare, secondo un rapporto dell’ispettore generale del dipartimento della Difesa, a spingere Montes a tradire Washington fu il sostegno degli Stati Uniti ai “contras” del Nicaragua, un gruppo ribelle di destra sospettato di aver commesso crimini di guerra e altre atrocità nel Paese centroamericano. Montes fu inizialmente avvicinata da un compagno di studi alla Johns Hopkins University nel 1984 dopo aver espresso indignazione per le azioni statunitensi contro il governo comunista di Managua. Successivamente fu presentata a un agente dell’intelligence cubana durante una cena a New York e “accettò senza esitazione di lavorare attraverso i cubani per ‘aiutarè il Nicaragua”, si legge nel rapporto dell’ispettore generale.
Dopo essersi recata all’Avana l’anno successivo per l’addestramento, ricorda la Bbc, Montes entrò a far parte della Defense Intelligence Agency, dove sarebbe diventata l’analista senior dell’organizzazione del governo comunista dell’isola. Per quasi due decenni la funzionaria incontrò agenti cubani nei ristoranti di Washington, inviò loro messaggi in codice contenenti informazioni top secret tramite cercapersone e ricevette istruzioni con trasmissioni inviate tramite radio a onde corte. Montes fu arrestata nel settembre 2001 grazie a una soffiata. Ora rimarrà sotto supervisione per cinque anni e le sue comunicazioni via internet verranno monitorate. Le sarà anche vietato di lavorare per il governo e di contattare agenti stranieri senza permesso. Pete Lapp, uno degli agenti dell’Fbi che arrestò Montes, ha dichiarato a Cbs di dubitare che Montes intenda ristabilire i contatti con Cuba. “Quella parte della sua vita è finita”, ha detto Lapp, “ha fatto quello che ha fatto per loro. Non riesco a immaginare che rischi la sua liberta’”.