La tempesta perfetta del Covid in Cina
L’entrata in vigore degli allentamenti alla politica di tolleranza zero verso il virus giunge a poche settimane dal capodanno lunare, che quest’anno cade il 22 gennaio, e con l’inizio del “chunyun“, ovvero il periodo di circa quaranta giorni durante il quale i cinesi si spostano all’interno del Paese per tornare nelle localita’ di origine, o per andare in vacanza con la famiglia, durante le feste. L’esodo e il contro-esodo (sono previsti oltre due miliardi di passeggeri sui treni cinesi nel primo capodanno dal 2020 senza restrizioni sanitarie) potrebbero innescare nuove ondate di contagi nel Paese, e le previsioni riflettono una situazione decisamente critica: il gruppo britannico di dati sanitari Airfinity ha stimato, nell’ultimo aggiornamento, che dal primo dicembre scorso ci siano state 35,6 milioni di infezioni nel Paese, e che i decessi siano stati 209mila (contro i poco piu’ di venti annunciati ufficialmente). L’attuale ondata raggiungera’ il picco il 13 gennaio prossimo, con 3,7 milioni di contagi al giorno, mentre il picco di decessi si verifichera’ dieci giorni piu’ tardi, a quota 25mila al giorno. Rimane invariata la stima di decessi entro la fine di aprile, a quota 1,7 milioni.
Se a Pechino il picco di contagi di questa ondata sarebbe gia’ stato raggiunto, i ricoveri e le morti raggiungeranno il picco entro le prossime due settimane, mentre su scala nazionale un nuovo picco di contagi e’ previsto per il 3 marzo prossimo, quando Airfinity stima 4,2 milioni di contagi. La pressione a cui e’ sottoposto tutto il sistema sanitario e lo stress di obitori e forni crematori che ha fatto seguito agli allentamenti a livello nazionale hanno destato i dubbi della comunita’ internazionale, a cominciare dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’, sull’effettiva situazione nel Paese asiatico, in particolare per quanto riguarda i ricoveri, le terapie intensive e i dati dei decessi.
Secondo i dati forniti da Pechino tra i ceppi del virus individuati nel Paese non ci sarebbe, pero’, il pericolo della diffusione di nuove varianti. Intanto, su Weibo, il social network piu’ utilizzato in Cina, sono stati sospesi 1.120 account, alcuni con milioni di follower, che criticavano gli esperti che hanno sostenuto il rilassamento della linea sul Covid-19 del governo cinese. La revoca delle restrizioni, avvenuta in contemporanea con l’ondata di contagi nel Paese, ha spinto diversi Paesi, tra cui l’Italia, a imporre il tampone obbligatorio per chi entra nel Paese dalla Cina, destando l’irritazione di Pechino, che ha minacciato contromisure e che dai suoi organi di stampa ha pesantemente criticato le decisioni dei governi che hanno deciso restrizioni ai viaggiatori dalla Cina. Pechino difende la nuova linea adottata dopo le proteste anti-lockdown di fine novembre in molte citta’ cinesi, a cui lo stesso presidente cinese, Xi Jinping, avrebbe fatto indiretto riferimento durante il discorso di fine anno, quando ha accennato alla diversita’ punti di visita all’interno del Paese, sottolineando la necessita’ di costruire un consenso.
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