“Come governo c’è domani un consiglio dei ministri e ragioneremo se, fra guerra, caro materiali e caro materie prime, sia il caso di intervenire e ci siano denari per intervenire”, ha detto a Brescia il ministro dei Trasporti Matteo Salvini parlando dei rincari del carburante. “Sono contento – ha aggiunto – che ci siano dei controlli a tappeto, perché anche in questo caso, come nel caso del gas e della luce, qualcuno ne sta approfittando, perché per lo stesso prodotto non puoi pagare 1,70 euro in una città e 2,30 euro in un’altra. È giusto controllare e verificare”.
Il pieno di benzina costa 8,9 euro in più rispetto a quanto costava a fine dicembre: il calcolo arriva dal Codacons che sottolinea come si possa stimare una maggiore spesa su base annua di circa 214 euro ad automobilista. “Al di là dei casi limite registrati nelle isole o su alcune tratte autostradali, dove i listini si avvicinano anche ai 2,5 euro al litro, afferma il Codacons in una nota, è evidente che qualcosa non torna sul fronte dei prezzi alla pompa. Il rialzo di benzina e gasolio era ampiamente atteso come effetto dell’aumento delle accise, ma al netto della maggiore tassazione la componente di prezzo che non risente di Iva e accise avrebbe dovuto scendere per effetto del forte calo delle quotazioni del petrolio, sceso in questi giorni abbondantemente sotto gli 80 dollari al barile. Non si capisce poi come due pompe dello stesso marchio, ma ubicate in zone diverse, possano vendere lo stesso carburante con differenze di prezzo di anche 20 centesimi di euro”. “Siamo lieti che la nostra denuncia sui carburanti abbia portato il Governo ad attivarsi immediatamente per monitorare l’andamento dei listini, ma riteniamo che simili situazioni debbano essere prevenute attraverso una attività di vigilanza costante – afferma il presidente Carlo Rienzi – Per tale motivo all’incontro col ministro Urso previsto per questa settimana, chiederemo al Governo di riformare Mister Prezzi, figura finora rivelatasi fallimentare, attribuendo compiti e funzioni di tale organismo alle associazioni dei consumatori”.
“Quando diventa difficile dare riposte, allora il Governo si rifugia in un’improbabile caccia alle streghe, cercando il colpevole delle malefatte sul prezzo dei carburanti”. E’ quanto afferma la Fegica, l’associazione di categoria dei gestori degli impianti di distribuzione carburanti. “Ovviamente, la scelta più facile è quella di partire dall’ultimo anello della catena: i gestori che con un margine di 3 centesimi al litro (ed un prezzo fissato dalle compagnie) sono i guardiani della fede pubblica”, sottolinea l’associazione, ricordando che “i gestori sono obbligati alla comunicazione settimanale all’Osservatorio Mimit del prezzo praticato al consumatore e alle fatture elettroniche; ai corrispettivi trasmessi per via telematica all’Agenzia delle Entrate e al trasferimento, ogni giorno, delle vendite effettuate con collegamento diretto all’Agenzia delle Entrate. Il tutto in un contesto ipercontrollato nel quale giornalmente vengono annotati, su registri bollati, acquisti del carburante e le vendite attraverso erogatori bollati e piombati”. Per il governo però “sembra più facile controllare una categoria di microimprese, che indagare sui veri problemi che determinano, a monte, queste situazioni. C’era forse qualche illuso che poteva immaginare come il ritorno alla condizione precedente allo sconto Draghi introdotto a marzo 2022, avvenisse senza alcun contraccolpo? – si chiede la Fegica – Ma, come si sa, a chiacchiere sono tutti bravi: il difficile sono i fatti. Quelli hanno la testa dura. Il governo appare smarrito, disarmato e senza alcuna volontà di risalire la filiera per non disturbare i poteri forti”.
Prezzo del petrolio in forte rialzo sui mercati internazionali, con le quotazioni del greggio che vengono surriscaldate dall’ottimismo degli investitori per la ripresa dell’economia cinese, destinata a beneficiare della fine delle restrizioni legate al Cov… (ANSA)
L’ANDAMENTO DEI PREZZI – Prezzi ancora in crescita alla pompa di benzina in attesa di recepire i lievi ritocchi al ribasso sulla rete carburanti a valle del calo di mercoledì delle quotazioni internazionali dei prodotti. Secondo le elaborazioni di Quotidiano energia il prezzo medio della benzina servito sale a 1,965 euro mentre quello del diesel sale a 2,023 euro al litro. Il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self è 1,821 euro al litro (1,814 il dato del 5 gennaio), con i diversi marchi compresi tra 1,816 e 1,835 euro al litro (no logo 1,819). Il prezzo medio praticato del diesel self è a 1,879 euro al litro (contro 1,875).
Il prezzo medio della benzina in modalità servito in autostrada sale a 2,171 euro: l’elaborazione arriva dalla Staffetta Quotidiana secondo la quale su questa rete il self costa 1,912 euro al litro. Per il gasolio in autostrada si spendono 1,963 euro al litro per il self e 2,223 per il servito mentre per il Gpl si spendono 0,823 euro a litro per il self e 0,900 euro al litro per il servito. Per la benzina le accise pesano per 0,728 euro al litro mentre per il diesel pesano per 0,617 euro.
I CONTROLLI DELLA GDF – Da marzo dell’anno scorso, in concomitanza con l’aumento del prezzo del gas, dell’energia elettrica e dei carburanti, alla fine del 2022, la Guardia di Finanza ha eseguito 5.187 verifiche agli impianti di distruzione stradale di carburante e ai depositi commerciali, contestando 2.809 violazioni alla disciplina dei prezzi. In base a quanto emerge dai dati, 717 violazioni hanno riguardato la mancata esposizione o la difformità dei prezzi praticati rispetto a quelli indicati mentre 2.092 sono relative all’omessa comunicazione al ministero.
Per il vicepremier è speculazione. Fonti del Mef confermano l’avvio del monitoraggio sui prezzi dei carburanti su strade e autostrade. Il Codacons invita a boicottare i distributori più cari: domani esposto all’Antitrus. Urso: ‘Chiesto a Mr Prezzi monitoraggio costante’ (ANSA)