(ANSA) – ROMA, 09 GEN – Il buco nello strato di ozono, un
tempo il pericolo ambientale più temuto per l’umanità, dovrebbe
essere completamente sparito nella maggior parte del mondo entro
due decenni, grazie all’azione decisiva da parte di molti
governi di eliminare gradualmente le sostanze che riducono lo
strato. Lo afferma l’Onu, scrive il Guardian. La perdita dello
strato di ozono, che ha rischiato di esporre le persone ai
dannosi raggi ultravioletti del sole, è sulla buona strada per
essere completamente recuperata entro il 2040 in gran parte del
mondo, mentre si ricreerà completamente entro il 2045
sull’Artico e entro il 2066 sull’Antartide.
Dopo l’allarme per la perdita di ozono negli anni ’80, lo strato di ozono è migliorato costantemente sulla scia del protocollo di Montreal del 1989, un accordo internazionale che ha contribuito a eliminare il 99% delle sostanze chimiche che riducono lo strato di ozono, come i clorofluorocarburi (CFC) che erano utilizzati come solventi e refrigeranti. L’Onu afferma che l’azione intrapresa sullo strato di ozono è stata anche un’arma contro la crisi climatica: i CFC sono anche gas serra e il loro uso continuato e incontrollato avrebbe innalzato le temperature globali di ben un grado centigrado entro la metà del secolo, peggiorando una situazione già disastrosa in cui i gas che riscaldano il pianeta non stanno ancora diminuendo. “L’azione sull’ozono costituisce un precedente per l’azione per il clima”, ha affermato Petteri Taalas, segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, che oggi ha presentato il rapporto sui progressi, stilato ogni quattro anni. “Il nostro successo nell’eliminare gradualmente le sostanze chimiche che consumano ozono ci mostra cosa si può e si deve fare con urgenza per abbandonare i combustibili fossili, ridurre i gas serra e quindi limitare l’aumento della temperatura”. La risposta globale unificata alla gestione dei CFC significa che l’accordo di Montreal dovrebbe essere considerato “il trattato ambientale di maggior successo nella storia e offre incoraggiamento affinché i Paesi del mondo possano riunirsi e decidere un risultato e agire di conseguenza”, secondo David Fahey, uno scienziato della National Oceanic and Atmospheric Administration, autore principale della nuova valutazione. I progressi non sono sempre stati lineari: nel 2018 gli scienziati hanno rilevato un aumento dell’uso di CFC, rintracciato in Cina e infine risolto. Nel frattempo, la sostituzione dei CFC con un altro gruppo di prodotti chimici industriali, gli idrofluorocarburi (HFC), è stata problematica in quanto gli HFC sono gas serra, e quindi è stato necessario un ulteriore accordo internazionale, raggiunto a Kigali, per frenarne l’uso. (ANSA).
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