“Pilastro fondamentale” dell’indagine, ha spiegato De Lucia, sono state “le intercettazioni che, se fosse il caso di ribadirlo, sono indispensabili e irrinunciabili per il contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Senza le intercettazioni non si possono fare le indagini e le indagini non portano a nessun risultato. Questa è la cosa più importante che deve essere chiara”.
“Catturare un latitante pericoloso senza ricorso alla violenza e senza manette è un segno importante per un paese democratico”, ha poi sottolineato.
Messina Denaro è apparso ai militari che lo hanno arrestato in buona salute, ben curato, con l’aspetto di un uomo in buone condizioni economiche, tanto che aveva al polso un orologio del valore stimato superiore ai 30 mila euro. Non è ancora stato interrogato, ma le sue condizioni sono state dichiarate compatibili con la detenzione in carcere ed è già stato proposto il regime restrittivo del 41 bis.
Nel corso della conferenza stampa ha preso la parola Vincenzo Agostino, il cui figlio Nino, agente di Polizia, fu ucciso dalla mafia il 5 agosto 1989 insieme alla moglie Ida Castelluccio, che aspettava un figlio. Con pacatezza e determinazione ha chiesto: “Ora che è stato arrestato Messina Denaro, si potrà fare luce sui delitti? Avere la verità che noi familiari della vittime chiediamo da decenni? Si potranno scoprire le complicità e porre fino ai misteri, prendere chi comanda e porre la parola fine?”. A prendersi la responsabilità della risposta è De Lucia: “Era, è e resterà il nostro massimo impegno quello di giungere a questo risultato. Nessuna delle vittime di mafia dovrà rimanere senza una risposta“.
Pasquale Angelosanto, comandante del raggruppamento operativo speciale (ros) dei Carabinieri, ha definito quello di oggi “il risultato di un lavoro corale che si è svolto nel tempo, che si è basato sul sacrificio dei carabinieri in tanti anni. L’ultimo periodo, quelle delle feste natalizie, i nostri lo hanno trascorso negli uffici a lavorare e a mettere insieme gli elementi che ogni giorno si arricchivano sempre di più e venivano comunicati. La Procura era aperta anche all’antivigilia, è stato uno sforzo corale. Nell’ultimo periodo c’e stata un’accelerazione attraverso attività tecniche e investigative. Da qui l’ipotesi che potesse essere il latitante e, fatte le ultime verifiche, la certezza che fosse lui è arrivata solo stamattina“.
“Negli ultimi anni”, ha inoltre rivendicato, “solo l’Arma ha eseguito cento arresti di uomini vicini a Messina Denaro e sequestrato e confiscato 150 milioni. A questi numeri bisogna aggiungere i dati di Polizia e Finanza. Questo lavoro ha compromesso il funzionamento della struttura mafiosa”.
A una domanda sul documento di identità in possesso del latitante, ha affermato che “sembra autentico, dobbiamo aspettare accertamenti. L’indirizzo è quello della persona titolare formale della carta di identità, ma il documento deve essere ancora oggetto di una analisi tecnico scientifica”.
“Sono in corso attività di indagine sul territorio trapanese da cui trarremo elementi ma da cui emerge piena fiducia su Matteo Messina Denaro. Fino a ieri continuava a essere il capo della provincia. Da domani vedremo”, ha detto Paolo Guido, procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia di Palermo, che nel corso della conferenza stampa ha fornito altri elementi sull’arresto e sulle indagini: il boss “non era armato, come è emerso dalla perquisizione, e non aveva il giubbotto antiproiettile. Aveva un profilo perfettamente in linea con il profilo di un utente medio di quella clinica. Avevamo un nome, sapevamo della malattia e abbiamo cominciato una ricerca incrociata nel database del sistema sanitario nazionale cercando un uomo di 60 anni malato oncologico ed è venuto fuori la prenotazione della terapia per oggi. Recupererà la seduta di chemioterapia a cui doveva sottoporsi nei prossimi giorni in una struttura carceraria attrezzata per le cure oncologiche. Non abbiamo l’idea chiara delle condizioni di salute del latitante: non credo che abbia sei mesi di vita, non sta bene, ma dovrebbe avere un’aspettativa di vita maggiore”.
Il comandante provincia dei carabinieri di Palermo, Giuseppe Arcidiacono, ha raccontato che “quando abbiamo avuto contezza del fatto che il latitante era arrivato nella struttura sanitaria, è scattato l’intervento che era stato organizzato su più livelli, anche in una delle vie di accesso che doveva essere presidiata. Proprio nei pressi della clinica, il latitante è stato individuato e bloccato assieme al suo complice. Il latitante non ha opposto alcuna resistenza, si è subito dichiarato con il suo nome e cognome. Posso aggiungere che guardandolo c’era poco verificare perché realmente il volto è quello che ci aspettavamo di trovare”.
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