La manifestazione si è svolta poco lontano dal Parlamento ed è stata indetta per esprimere solidarietà a due deputati, Najat Aoun Saliba e Melhem Khalaf, espressione del movimento di protesta del 2019, che hanno deciso di passare la notte nell’emiciclo per chiedere l’elezione urgente del presidente.
La decisione era stata presa ieri dopo la conclusione dell’11ma seduta parlamentare per l’elezione del presidente, conclusasi – come previsto – con l’ennesima fumata nera. I principali gruppi parlamentari, espressione dei partiti politico-confessionali locali, sostenuti a loro volta dalle diverse potenze regionali e internazionali, non hanno ancora raggiunto un accordo per l’elezione di un candidato “di consenso”. Al primo turno è necessaria una maggioranza qualificata di due terzi (86 su 128 voti), mentre al secondo è sufficiente una maggioranza semplice (65 voti).
Michel Aoun, presidente della Repubblica libanese fino allo scorso ottobre
Lo stallo permane a causa della scelta della coalizione filoiraniana, guidata dal movimento sciita Hezbollah, e di cui fanno parte sia la Corrente patriottica libera (Cpl) – fondata dall’ex presidente Aoun con a capo il genero Gebran Bassil – sia il Movimento Amal, del presidente del parlamento Nabih Berri.
Da un lato, la Francia sostiene la candidatura del generale Joseph Aoun, puntando sul ruolo delle Forze armate come fattore di stabilizzazione e contribuendo a finanziare e addestrare i soldati libanesi; dall’altro lato bisogna fare i conti con le candidature rivali: Sleiman Frangié, appoggiato dall’asse Berri-Hezbollah, e Michel Moawad del Partito delle forze libanesi di Sami Geagea e Gebran Bassil.
L’insistenza del fronte guidato da Hezbollah a ritirare i propri deputati dall’emiciclo parlamentare prima della conta per il secondo turno impedisce di fatto di procedere con l’elezione. “Abbiamo dormito qui (in Parlamento) e speriamo che questo giorno porti nuova speranza per il Libano”, ha detto Najat Aoun Saliba in un video pubblicato sui social media questa mattina. Accade all’indomani del nuovo record negativo toccato dalla lira libanese, sempre più svalutata rispetto al dollaro: nel 2019 un dollaro valeva 1.500 lire, ora ne vale 50mila. Nei primi undici mesi del 2022, l’inflazione è aumentata del 189,4%.
Paula Yacoubian, un altro deputato espressione del movimento di protesta del 2019, ha invitato oggi la popolazione a esprimere solidarietà ai parlamentari che chiedono a gran voce l’elezione urgente del presidente della Repubblica.
Del resto non è certo la prima volta che in Libano si verifica uno stallo politico sulle nomine dei vertici dello Stato, condizionate da regole mirate a riflettere la complessità del mosaico religioso ed etnico del Paese. L’ex capo dello Stato Aoun fu eletto nel 2016 dopo quasi due anni e mezzo di vuoto istituzionale.
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