“L’odierno accoglimento del ricorso per revocazione da parte delle Corte d’Appello Federale ci pare costituisca una palese disparità di trattamento ai danni della Juventus e dei suoi dirigenti rispetto a qualsiasi altra società o tesserato”. Così in una nota i legali della Juventus, Maurizio Bellacosa, Davide Sangiorgio e Nicola Apa, “Attendiamo di leggere con attenzione le motivazioni per presentare il ricorso davanti al Collegio di Garanzia dello Sport, tuttavia evidenziamo, fin da ora, che alla sola Juventus e ai suoi dirigenti viene attribuita la violazione di una regola, che la stessa giustizia sportiva aveva ripetutamente riconosciuto non esistere. Riteniamo che si tratti di una palese ingiustizia anche nei confronti di milioni di appassionati, che confidiamo sia presto sanata nel prossimo grado di giudizio”.
Con la penalizzazione la Juventus scenderebbe al decimo posto in classifica a quota 22 insieme a Empoli e Bologna.
L’udienza davanti alla Corte d’appello della Figc, per l’istanza di revocazione presentata dalla procura federale guidata da Giuseppe Chinè, contro l’assoluzione di 9 club tra cui la Juventus nel procedimento sulle plusvalenze dello scorso maggio, si era chiusa verso il tardo pomeriggio di oggi.
“La pena deve essere afflittiva, la Juventus in classifica deve finire ora dietro la Roma, fuori dalla zona delle Coppe Europee”. Così il procuratore della Figc, Giuseppe Chinè, secondo l’Ansa, ha motivato la sua richiesta di 9 punti di penalizzazione per la Juventus nella requisitoria davanti alla Corte federale per la riapertura del processo per le plusvalenze per il club bianconero e altri 8, con le relative sanzioni. Attualmente, la Juve è terza con 37 punti, la Roma settima con 34, davanti all’Udinese a 25.
Il capo della procura federale ha sottolineato che secondo la sua accusa quelle contestate servivano a coprire le perdite; i difensori del club bianconero hanno ribattuto che le plusvalenze in oggetto, per 60 milioni, rappresentano solo il 3,6% dei ricavi. In particolare, hanno sottolineato, negli anni ai quali la procura fa riferimento la società ha chiamato 700 milioni di aumenti di capitale, su tre anni ha avuto ricavi di 1675 milioni e su un totale di 323 milioni di plusvalenze i 60 contestati da Chinè sono il 18% del totale e, appunto, il 3,6% dei ricavi.
Il procuratore aveva chiesto 9 punti di penalizzazione per la Juventus e l’inibizione di 20 mesi e 10 giorni per Paratici, 16 mesi per Agnelli, 12 mesi per Nedved, Garimberti e Arrivabene, 10 mesi e 20 giorni per Cherubini. Per gli altri club coinvolti le richieste erano le stesse del primo procedimento. Collegati da remoto in udienza il nuovo presidente bianconero Ferrero, il ds Cherubini e l’ex ds Paratici
La Juventus aveva presentato una memoria difensiva per l’udienza della Corte federale d’appello in cui si parla di ricorso “inammissibile, in ragione dell’assenza, nel caso in esame, dei presupposti applicativi di tale mezzo di impugnazione straordinario“. In parole povere per la società bianconera in merito al caso plusvalenze non ci sarebbero effettive novità senza cui, come sottolineano sempre gli avvocati della Vecchia Signora, “nessuno può essere perseguito o condannato penalmente dalla giurisdizione dello stesso Stato per un reato per il quale è già stato assolto o condannato a seguito di una sentenza definitiva conformemente alla legge e alla procedura penale di tale Stato”.
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