Joe Biden, altri documenti riservati rinvenuti nel Delaware: l’inquietudine dei Dem
Tutto era cominciato il 2 novembre scorso, quando gli avvocati del presidente avevano trovato documenti segreti nell’ufficio che aveva usato dopo la fine del suo servizio nell’amministrazione Obama. Avevano subito informato il dipartimento alla Giustizia, perché tenere carte classificate è un reato, e i National Archives, ossia il luogo dove dovevano essere consegnate. La notizia però non era trapelata, forse perché mancavano pochi giorni alle elezioni midterm. A dicembre però una nuova ricerca aveva scoperto altri documenti, e pochi giorni dopo i media avevano rivelato la storia.
Il segretario alla Giustizia Garland, sotto pressione da parte dei repubblicani ma in generale dell’opinione pubblica, si era visto costretto a riservare a Biden lo stesso trattamento adottato con Trump, nominando il procuratore speciale Hur per investigare la vicenda, così come aveva nominato Jack Smith per indagare su Donald. Il capo della Casa Bianca aveva detto di essere rimasto stupito dalla scoperta delle carte vietate, ma gli avvocati avevano sottolineato che sul piano legale la sua posizione era molto differente, perché non aveva trafugato i documenti di proposito, e appena aveva scoperto di averli aveva denunciato la questione, collaborando in pieno con le autorità.Nel quadro di questa collaborazione, l’avvocato Bob Bauer ha invitato l’Fbi a perquisire la casa di Wilmington, un po’ per adottare la linea della trasparenza, e un po’ perché i repubblicani iniziavano a lamentare l’uso di due pesi e due misure fra Biden e Trump. Mar a Lago infatti era stata visitata dagli agenti, quando si era scoperto che Donald aveva portato con sè carte vietate. La differenza è che lui non voleva restituirle, mentre il presidente in carica ha denunciato di averle trovate e le ha riconsegnate, ma comunque evitare l’accertamento nella sua abitazione avrebbe dato la chiara sensazione di un favoritismo.
Quindi il dipartimento alla Giustizia ha ordinato la perquisizione, che è cominciata alle 9,45 di venerdì mattina ed è finita alle 10,30 della sera. Nè Biden, né sua moglie Jill, erano in casa. Durante le ricerche sono stati trovati altri sei documenti classificati, uno risalente addirittura a quando Joe era senatore. La loro natura non è stata specificata, ma il punto non è questo. Le carte secretate non si possono portare a casa, e quando un’amministrazione finisce il suo mandato deve consegnarle tutte agli archivi nazionali, che le custodiscono nel nome dello Stato. Il fatto che Biden abbia collaborato potrebbe fare la differenza sul piano delle conseguenze legali, rispetto a Trump che invece aveva puntato i piedi. Sul piano politico però il danno è fatto, primo perché la Casa Bianca ha taciuto per quasi due mesi dopo la scoperta, e secondo perché questa vicenda intacca l’aura di competenza e affidabilità del presidente, proprio mentre si prepara a lanciare la ricandidatura nel 2024.
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