I 7 arresti a Palermo, conterrebbero un elemento nuovo, l’esistenza di un documento scritto (una “costituzione della mafia”) con regole ruoli e comportamenti, rigidamente codificati e presenti materialmente, che aprono uno spaccato nella lotta alla grande criminalità che potrebbe scoperchiare nuovi filoni di indagini e affinare capacità – per gli uomini dello stato che lottano contro la piovra – nuove e più incisive.
carabinieri, immagine di repertorio
Quegli “uomini d’onore riservati”, riuniti in campagna
Forse si tratta di una novità assoluta nella guerra dello stato contro l’organizzazione criminale: così sembra filtrare dalle dichiarazioni del procuratore Maurizio De Lucia, Direzione Distrettuale antimafia, che racconta l’esito delle intercettazioni registrate dai militari dell’arma nelle campagne di Caltanissetta, durante un vertice degli indagati dove essi fanno più volte riferimento allo “statuto” delle regole della mafia. “Considerati, ancora oggi, il baluardo dell’esistenza stessa di Cosa Nostra”. Un codice “custodito gelosamente da decenni”.
Il blitz contro la famiglia mafiosa di Rocca Mezzomonreale
“E’ stato scritto dai padri costituenti”
Parla così, uno dei boss intercettati: “C’è lo statuto scritto…che hanno scritto i padri costituenti”, si esprime con queste le parole Gioacchino Badagliacca – affiliato di Cosa nostra – nel corso del summit (che si era svolto il 5 settembre scorso), convocato per dirimere controversie in seno alla famiglia mafiosa di Rocca-Mezzomorreale (nel mandamento di Pagliarelli).
Il Gip: “Portata investigativa deflagrante”
E a sottolineare l’importanza della conversazione captata, è lo stesso Giudice per le indagini preliminari di Palermo, Lirio Conti, che nell’ordinanza scrive: “Badagliacca rispondeva con una rivelazione dalla portata investigativa deflagrante: faceva, infatti, riferimento all’esistenza di un documento scritto, un vero e proprio statuto dell’organizzazione, in cui sarebbero stati annotati – si legge – i principi e
le regole cardine dell’organizzazione, rimasti evidentemente invariati nel corso degli anni e, a tutt’oggi, ancora imprescindibili ed essenziali per la sopravvivenza stessa della struttura criminale nel suo complesso”.
Dove sia questo “codice scritto”, ancora non è dato saperlo, saranno le indagini degli investigatori, forse – la cui tenacia ha ritrovato nuova linfa dall’arresto del “boss dei boss”, Messina Denaro – a scoprire il documento che potrebbe far capire definitivamente il funzionamento dell’organizzazione criminale, e dare elementi utili per sgominare il suo radicamento profondo e di lunga data, in questo paese.
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