È stato già messo in cella di isolamento (la Shizo), uno spazio di due metri e mezzo per tre, dieci volte. Nella cella di isolamento ha una tazza e un libro, una latrina, e una branda piegata durante il giorno. Ha a disposizione 35 minuti al giorno con carta e penna, per poter scrivere. Il suo vicino di cella è un paziente psichiatrico che urla costantemente e che quindi non lo lascia dormire. Ed è stato costretto a intentare una causa per ottenere degli stivali invernali.
Centinaia di medici, avvocati e parlamentari russi hanno firmato una lettera aperta in cui sollecitano la fine dei maltrattamenti nei suoi confronti, dopo che gli sono state negate cure mediche o il ricovero in clinica, e perfino il diritto a sdraiarsi durante il giorno, quando di recente ha avuto la febbre.
Navalny sconta una condanna di 11 anni e mezzo per frode e per aver violato la libertà condizionale, dopo processi politicamente motivati. E dovrà affrontare altre accuse. Le foto che pubblica sul suo account Instagram sono, scrive il Washington Post, l’evo di Una giornata di Ivan Denisovic, il diario del gulag di Aleksandr Solgenitsyn.
La negazione delle cure mediche di cui ha bisogno è “assolutamente inaccettabile”, ha dichiarato Alexander Polupan, il medico di Mosca che ha aiutato l’evacuazione del dissidente in Germania, dopo il suo avvelenamento con il Novichok. Lo scorso settembre ha perso il diritto a comunicare in via confidenziale con il suo avvocato dopo aver violato “in modo persistente” le norme, vale a dire, per essersi lavato le mani sei minuti prima dell’orario predisposto o essersi aperto il primo bottone della camicia.
Lanciata una campagna internazionale che chiede la liberazione di Aleksei Navalny
I Premi Nobel per la pace del 2021, i giornalisti Dmitry Muratov e Maria Ressa, si sono appellati alla Croce rossa internazionale per chiedere un intervento per Aleksei Navalny, il dissidente russo in carcere, in condizioni di salute preoccupanti, come hanno denunciato i suoi collaboratori. “Fate quello che i vostri principi umanitari vi suggeriscono di fare: prevenire sofferenze dell’uomo. Fino a che continuano i tormenti di Navalny, siamo tutti complici degli esecutori”, hanno scritto Muratov e Ressa, come si legge su Novaya Gazeta. Un rappresentante della Croce rossa ha già risposto che l’organizzazione non ha un mandato per intervenire in tali circostanze.
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