Considerata da sempre uno degli ecosistemi più vulnerabili e critici per garantire l’equilibrio dei cicli del carbonio e dell’acqua, nonché degli habitat di circa un terzo delle specie viventi finora note, la foresta pluviale dell’Amazzonia è sconvolta da cambiamenti che la stanno degradando progressivamente. Da entrambi gli studi emerge che incendi e deforestazione stanno producendo quantità di CO2 sempre maggiori, con serie conseguenza sulla biodiversità e sugli equilibri socioeconomici che ricadono sugli abitanti della foresta.
La superficie di foresta amazzonica attualmente degradata da incendi, disboscamento e siccità è pari al 38% di quello che complessivamente resta dell’Amazzonia, si legge nella ricerca il cui primo autore è David M. Lapola, del Centro di ricerca meteorologica e climatica applicata all’agricoltura (Cepagri), dell’Università brasiliana di Campinas. La degradazione della foresta, rilevano gli autori della ricerca, si traduce per esempio in una riduzione del 34% della quantità di acqua che passa dal suolo all’aria per effetto della traspirazione attraverso le piante e l’evaporazione dal terreno (evapotraspirazione). Questo effetto, a sua volta, finisce per impoverire la biodiversità e per modificare il paesaggio, generando in questo modo anche una forte disomogeneità socioeconomica. Le proiezioni, scrivono i ricercatori, indicano che il degrado continuerà a essere un’importante fonte di emissioni di CO2, indipendentemente dalla deforestazione.
“L’Amazzonia si trova attualmente in una fase di rapida transizione da una paesaggio costituito in gran parte da foreste a un paesaggio senza foreste”, si legge nel secondo articolo, il cui primo autore è James S. Albert, dell’Università americana della Louisiana a Lafayette. “Questi cambiamenti stanno avvenendo troppo rapidamente perchè le specie che vivono in Amazzonia, le persone e gli ecosistemi riescano a reagire e ad adattarsi”, scrivono ancora i ricercatori. Riferendosi ai risultati del rapporto del Panel scientifico per l’Amazzonia (Spa) del 2021, i ricercatori rilevano che l’Amazzonia sta cambiando a una velocità superiore da centinaia a migliaia di volte rispetto ai cambiamenti naturali osservati finora. “Mentre ci avviciniamo a un punto di svolta irreversibile per l’Amazzonia, la comunità globale deve agire adesso. Le politiche per prevenire le conseguenze peggiori sono state identificate e realizzarle è solo una questione di volontà politica”. La posta in gioco, concludono, è altissima per tutti perché “il fallimento dell’Amazzonia significa il fallimento della biosfera e della capacità di agire, a nostro rischio e pericolo”.