Un tempo insolitamente lungo usato dalla legale del responsabile della Ong, Barbara Huylebroek, per tentare di scagionare il suo assistito che risulta fin qui il personaggio con meno evidenze a suo carico nella trama di corruzione euro-marocchina-qatariota che all’inizio del dicembre scorso ha travolto il Parlamento europeo. Un tentativo che tuttavia non ha sortito l’esito sperato nemmeno nella richiesta di una scarcerazione sotto sorveglianza elettronica: Figà-Talamanca dovrà restare ancora in carcere lontano da moglie e figli con le accuse comuni a tutti gli indagati di associazione criminale, corruzione e riciclaggio. Accuse che per lui si basano su presunti – a differenza di Giorgi – contatti avuti per organizzare audizioni con la sua Ong quando il pentito Panzeri vestiva i panni di presidente della sotto-commissione diritti umani dell’Eurocamera. Una linea difensiva portata avanti dalla legale belga che, assiepata dai giornalisti fuori dall’aula, è corsa via descrivendo come “complicata” una situazione che per ora non lascia intravedere spiragli a maggior ragione nemmeno al factotum di Panzeri e compagno dell’ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili – anche lei in carcere -, trovato con valigie piene di contanti in casa. Primo ad ammettere il proprio coinvolgimento nel giro di soldi sporchi, Giorgi sembra ora scontare l’effetto del pentimento del suo vecchio protettore. Anche se il suo avvocato, Pierre Monville, ha cercato di fare buon viso a cattivo gioco, senza distribuire colpe a nessuno: la posizione del portaborse, stando al legale belga, “corre su binari diversi” rispetto a quella di Panzeri e non sarebbe ora precipitata a causa del memorandum da collaboratore di giustizia firmato dall’ex capo. Un accordo che oggi ha comunque portato la figlia di Panzeri, Silvia, e la moglie Maria Dolores Colleoni a essere “libere” dopo un mese e mezzo ai domiciliari seppur, nella descrizione offerta dal loro legale Angelo De Riso, “prostrate a livello psicologico”. Scampate all’estradizione, le due donne sono pronte a dirigersi de plano in Belgio per farsi ascoltare dagli inquirenti certificando così uno scenario stravolto in due settimane. Uno scenario che vede i due binari sui quali Panzeri e Giorgi prima viaggiavano tra Bruxelles, Doha e Rabat insieme, allontanarsi sempre più. Come lontana resta anche la fine del tunnel per Eva Kaili, detenuta nella prigione di Haren e impegnata tramite il suo avvocato ellenico Mihalis Dimitrakopoulos a difendersi anche dalle accuse di “relazioni mercenarie” con Mosca mosse dall’eurodeputato polacco di estrema destra Jacek Saryusz-Wolski. La nuova chiamata davanti alla giustizia sarà per tutti tra metà e fine febbraio.