Il primo passo verso la definizione di un tempo lunare ufficiale è stato fatto nel novembre 2022, quando le agenzie spaziali e le organizzazioni accademiche di tutto il mondo si sono incontrate presso il Centro europeo di ricerca e tecnologia spaziale dell’Esa (Estec) a Noordwijk, nei Paesi Bassi, per iniziare ad affrontare il problema. La nuova era dell’esplorazione lunare pone infatti una questione che può sembrare piccola, ma che è fondamentale: come misurare il tempo sulla Luna.
“A prescindere dal sistema che verrà scelto, dovremo sicuramente scordarci una giornata lunare scandita come sulla Terra dall’alternanza tra giorno e notte, visto che sulla Luna durerebbe circa 29 giorni”, dice all’ANSA Filippo Levi, dirigente di ricerca all’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (Inrim). “Da questo punto di vista, il tempo dovrà essere scandito in modo simile a quello terrestre, soprattutto pensando a future colonie umane, che avranno bisogno di conservare un ciclo sonno-veglia regolare”.
La Luna al momento non ha un suo tempo indipendente: le missioni lunari utilizzano ognuna la propria scala temporale, legata al tempo universale coordinato (Utc), lo standard rispetto al quale sono impostati gli orologi del nostro pianeta. Ma si tratta di un metodo relativamente impreciso, “Che non solo non permette alle varie missioni di comunicare e collaborare tra loro – dice Levi – ma non consente neanche di sincronizzare esperimenti e attività”.
L’urgenza di una decisione sul tempo lunare deriva anche dai progetti in via di sviluppo per creare un sistema di navigazione satellitare globale (Gnss) per la Luna, che consenta il rilevamento preciso della posizione come fa il Gps terrestre, e che potrebbe entrare in funzione a partire dal 2030 circa. Fino ad ora, le missioni lunari hanno individuato le loro posizioni utilizzando segnali radio inviati a grandi antenne sulla Terra a orari prestabiliti. Ma il gran numero di missioni pianificate ha fatto già capire che il sistema non sarà più sostenibile.
Il primo passo lo faranno Esa e Nasa a partire dal 2024, tentando di stabilire le posizioni sulla Luna utilizzando deboli segnali di navigazione satellitare provenienti da dispositivi sulla Terra. “Per ora, sul nostro satellite non ci sono disturbi e interferenze, quindi questo sistema potrebbe essere sufficiente”, spiega Filippo Levi. Successivamente, i piani prevedono di posizionare satelliti dedicati attorno alla Luna, ciascuno contenente il proprio orologio atomico. L’Esa, ad esempio, ha pianificato una costellazione iniziale di quattro veicoli spaziali che coprirebbero la navigazione al polo sud lunare. Le decisioni dovranno essere prese presto, se si vuole evitare che agenzie spaziali e compagnie private si muovano in modo autonomo: “Mettersi d’accordo prima è senz’altro molto più semplice – conclude Levi – perché tornare poi indietro e modificare i progetti in una fase avanzata sarebbe una grossa complicazione”.
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