Blinken rassicura la leadership israeliana sul costante appoggio di Washington, ma chiede anche “misure urgenti per il ritorno alla calma“. L’obiettivo, sottolinea il Segretario di Stato americano, è “ristabilire un senso di sicurezza per gli israeliani come per i palestinesi, che ovviamente ha fatto difetto”.
L’uso dell’eufemismo è prassi diplomatica, ma il contesto degli ultimi giorni è quello di una di drammatica escalation delle violenze, tra le stragi compiute da attentatori palestinesi – l’ultimo, un tredicenne – e sanguinosi raid israeliani in Cisgiordania. Poco prima lo stesso Blinken aveva twittato chiedendo alle parti di esercitare responsabilità evitando “vittime innocenti” e “atti di rappresaglia violenta contro i civili”: “Gli appelli alla vendetta non sono la risposta”. Stesso concetto che Blinken ripeterà domani incontrando a Ramallah il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen – con la differenza che la presa di quest’ultimo sulle fazioni armate palestinesi è decisamente più debole.
E ancora, su un piano di scenario futuro, Blinken non manca di ribadire la posizione americana sul conflitto, quella della soluzione “due popoli, due Stati“, da molti anni insistita a parole ma lontana dalla realtà delle prospettive politiche concrete: “tutto ciò che allontana dalla soluzione dei due Stati va a detrimento della sicurezza a lungo termine di Israele”. Sulla Spianata delle Moschee la posizione americana è che debba “restare l’attuale status quo”.
Non manca un cenno alle questioni interne israeliane. “Creare consenso sulle nuove proposte è il modo più efficace per garantire che vengano accolte e che resistano”, dice Blinken. Il riferimento è alla controversa proposta di riforma della Giustizia del governo Netanyahu, che mira a portare sotto il controllo dell’esecutivo la Corte Suprema e che viene contestata dall’opposizione e da una parte rilevante della società israeliana.
Ma Blinken doveva anche dimostrare solidarietà a Netanyahu. E lo fa sull’Iran: “Abbiamo concordato che Teheran non dovrà mai acquisire armi nucleari“. Approvazione neanche troppo velata delle azioni dell’intelligence israeliana, che secondo molti analisti hanno bersagliato a più riprese obiettivi militari iraniani – da ultimo due notti fa con un attacco di droni a Isfahan, il giorno dopo contro un convoglio di armi in territorio siriano. Si tratta di azioni mai rivendicate ufficialmente da Tel Aviv, anche se la gran parte degli osservatori concorda sulla loro attribuzione alle forze armate israeliane.
Netanyahu conferma: “faremo tutto ciò che è in nostro potere per raggiungere questo obiettivo”. “L’Iran non è solo una minaccia per Israele e la regione, ma sempre più per il mondo”, conclude Blinken.
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