‘I giovani sono diamanti più preziosi, non siano sfruttati e violati’
Il Papa invita le autorità della Repubblica Democratica del Congo ad investire sui giovani e sulla loro istruzione. “I diamanti più preziosi della terra congolese, che sono i figli di questa nazione, devono poter usufruire di valide opportunità educative, che consentano loro di mettere pienamente a frutto i brillanti talenti che hanno. L’educazione – ha sottolineato Papa Francesco – è fondamentale: è la via per il futuro, la strada da imboccare per raggiungere la piena libertà di questo Paese e del Continente africano. In essa è urgente investire, per preparare società che saranno consolidate solo se ben istruite, autonome solo se pienamente consapevoli delle proprie potenzialità e capaci di svilupparle con responsabilità e perseveranza”. Il Papa ricorda però che “tanti bambini non vanno a scuola: quanti, anziché ricevere una degna istruzione, vengono sfruttati! Troppi muoiono, sottoposti a lavori schiavizzanti nelle miniere. Non si risparmino sforzi per denunciare la piaga del lavoro minorile e porvi fine. Quante ragazze sono emarginate e violate nella loro dignità! I bambini, le fanciulle, i giovani sono la speranza: non permettiamo che venga cancellata, ma coltiviamola con passione!”.
‘Basta odio, non è umano né cristiano’
Il Papa invita tutta la popolazione della Repubblica Democratica del Congo a porre fine a violenze e odio. “Desidero dunque rivolgere un appello: ciascun congolese – ha detto il Papa nel discorso alle autorità del Paese – si senta chiamato a fare la propria parte! La violenza e l’odio non abbiano più posto nel cuore e sulle labbra di nessuno, perché sono sentimenti antiumani e anticristiani, che paralizzano lo sviluppo e riportano indietro, a un passato oscuro”.
‘In Congo un genocidio dimenticato’
Il Papa, nel discorso alle autorità a Kinshasa, ha parlato del “genocidio dimenticato che sta subendo la Repubblica Democratica del Congo”. Il Presidente Félix Antoine Tshilombo Tshisekedi aveva precedentemente parlato di “terrorismo al servizio degli stranieri” e aveva sottolineato che questo si consuma nel “silenzio della comunità internazionale”.
Francesco era partito al mattino dall’italia a bordo di un Airbus A350 di Ita Airways, intitolato a Enzo Bearzot, per il viaggio apostolico di sei giorni nella Repubblica Democratica del Congo e in Sud Sudan, il 40/esimo dall’inizio del suo pontificato, il primo del 2023 fuori dall’Italia. L’aereo del Papa è decollato alle 8.29 dall’aeroporto Leonardo da Vinci.
Giunto in auto al Leonardo da Vinci poco dopo le 8 scortato dalla sicurezza vaticana e dalla Polizia, il Papa, dopo aver salutato i presenti, con l’ausilio di un elevatore elettrico messo a disposizione da Adr, ha quindi raggiunto in sedia a rotelle il portellone di ingresso dell’aereo dove ad attenderlo, prima dell’imbarco, c’era il personale di bordo. A salutare sottobordo Papa Francesco prima della partenza c’erano il presidente di Ita Airways, Antonino Turicchi, con l’amministratore delegato e direttore generale Fabio Maria Lazzerini e il chief commercial officer e Ceo Volare, Emiliana Limosani; autorità aeroportuali e di Polizia e due carabinieri schierati in alta uniforme.
In un telegramma al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Pontefice ha sottolineato di essere partito per l’Africa portando “un messaggio di pace e di riconciliazione” e di essere “mosso dal vivo desiderio di incontrare i fratelli nella fede e gli abitanti di quelle nazioni”, augurando “il bene e la prosperità dell’intero popolo italiano”.
Nell’arrivare all’aeroporto di Fiumicino, l’auto del Papa ha sostato brevemente nei pressi del Monumento ai Caduti di Kindu, i 13 aviatori italiani uccisi in Congo l’11 novembre 1961. Alle vittime di quell’eccidio e a tutti coloro che hanno perso la vita partecipando a missioni umanitarie e di pace, Papa Francesco ha dedicato una preghiera.