I dati interforze vengono acquisiti dalla banca dati delle forze di polizia e poi confrontati con le informazioni che arrivano dai presidi territoriali di polizia di Stato e carabinieri.
“I dati relativi alla raccolta omicidi rivestono un carattere operativo in quanto suscettibili di variazione in relazione all’evolversi dell’attività di polizia e delle determinazioni dell’autorità giudiziaria – aggiunge Delfini -. Per questa ragione il servizio analisi criminale periodicamente provvede al loro confronto e aggiornamento con i dati del sistema di indagine. L’esame degli elementi informativi acquisiti, che permette di ricostruire la dinamica dell’evento, l’ambito in cui si è svolto il delitto e le eventuali relazioni di parentela o sentimentali che legavano i soggetti coinvolti, consente l’elaborazione del monitoraggio che viene pubblicato sul sito del Ministero dell’Interno con cadenza settimanale. Per noi è importante ricostruire contesti e ambiti in cui si consumano questi reati, approfondendo soprattutto la relazione vittima/autore. Il nostro codice penale, infatti, è basato prevalentemente sulla figura dell’autore del reato, mentre per poter orientare il lavoro delle forze dell’ordine è fondamentale avere delle informazioni anche sulla vittima: per evitare una vittimizzazione secondaria e per avere maggiori elementi sulla relazione con chi commette questo terribile delitto”.
La questione, evidenzia Delfini, “è anche culturale e richiede un intervento ad ampio raggio nella società: penso alle famiglie, alla scuola, alle associazioni, ai centri antiviolenza. Nelle Forze di polizia sono stati fatti importanti investimenti sulla formazione dei giovani colleghi, ma anche verso operatori e specialisti in prima linea per poter riconoscere la violenza di genere e poter intervenire in maniera appropriata”.