La Lega nel Lazio è scesa dal 9,9% delle Regionali 2018 al 6,1% delle politiche: un ulteriore arresto spingerebbe verso l’archiviazione l’ipotesi di un partito nazionale, quella Lega per Salvini Premier che aveva perfino abbandonato il colore verde in favore del blu. Ma se anche in Lombardia si ripetesse domenica per Salvini il risultato delle politiche, diventerebbe molto complicato anche un ritorno alla Lega Nord di Bossi e del Carroccio. Il risultato raggiunto da Via Bellerio il 25 settembre è lontanissimo dal 29,6% delle Regionali 2018. Non solo meno consiglieri e meno assessori, ma un indebolimento complessivo del partito e del suo leader. Il Comitato Nord di Bossi alla fine non ha presentato la propria lista a sostegno di Attilio Fontana, che avrebbe sottratto consensi alla Lega; tuttavia potrebbe indirizzare preferenze verso la lista civica del Governatore, che infatti ha dichiarato che Lombardia Ideale punta al 5-6%, mentre cinque anni fa ottenne solo 1,46%. Per Fi il discorso è analogo. In entrambe le Regioni ha visto un crollo dei consensi dal 2018 al 2022 (dal 14,3% al 7,9% in Lombardia e dal 14,6% al 6,8% in Lazio). Le due Regioni sono i feudi delle due correnti interne, guidate da Licia Ronzulli e Antonio Tajani e l’inamovibilità della leadership di Berlusconi potrebbe trasformare il partito in una pentola a pressione.
Per Giorgia Meloni la difficoltà consisterebbe nel gestire una grande vittoria in sede di governo. Dei risultati troppo favorevoli a Fratelli d’Italia nel contesto del centrodestra farebbero aumentare il nervosismo dei due partiti alleati ulteriormente ridimensionati. Poi c’è una questione di profilo politico. Se Fdi confermasse il 27,6% delle politiche in Lombardia, si teme in ambienti politici azzurri e dell’ex Carroccio, si potrebbe parlare a tutti gli effetti di un partito nazionale spinto ad interpretare da una posizione di forza anche il Nord produttivo. Una vocazione che forse spingerebbe Fdi ad una forte ridefinizione del proprio profilo, con una giustificata ambizione anche in vista delle Regionali del Veneto e del Piemonte, qualora Luca Zaia e Alberto Cirio vollessero andare in Europa nel 2024. (ANSA).