All’Angelus in piazza San Pietro il Papa spiega che le norme religiose servono e che sono buone, ma “per dare loro compimento è necessario andare oltre la lettera”. Sentirsi a posto per non avere ucciso, rubato o fatto del male è solo “religiosità esteriore e distaccata”, significa accontentarsi del “minimo indispensabile, mentre Gesù ci invita al massimo possibile e ad amare smisuratamente come Lui ha fatto“.
I comandamenti che Dio ci ha donato non vanno rinchiusi nelle casseforti asfittiche dell’osservanza formale, se no rimaniamo in una religiosità esteriore, una religiosità distaccata, servi di un “dio padrone” piuttosto che figli di Dio Padre. E Gesù vuole questo, non avere l’idea di servire un Dio padrone, ma il Padre, e per questo è necessario andare oltre la lettera.
Così se “la Scrittura dice di ‘non uccidere’”, “per Gesù non basta se poi si feriscono i fratelli con le parole”, e si commette adulterio anche quando “si vive un amore sporcato da doppiezze e falsità”.
Dio ci ama per primo, gratis, facendo il primo passo verso di noi senza che lo meritiamo; e allora noi non possiamo celebrare il suo amore senza fare a nostra volta il primo passo per riconciliarci con chi ci ha ferito. Così c’è compimento agli occhi di Dio, altrimenti l’osservanza esterna, puramente rituale, è inutile.
Dio non ragiona per calcoli e tabelle; Lui ci ama come un innamorato: non al minimo, ma al massimo! Al massimo. Non ci dice: “Ti amo fino a un certo punto”. No, l’amore vero non è mai fino a un certo punto e non si sente mai a posto; l’amore va sempre oltre, non può farne a meno. Amarsi gli uni gli altri dà compimento alla Legge, alla fede, alla vita.
Dio ci ha mostrato il suo grande amore “donandoci la vita sulla croce e perdonando i suoi uccisori”, specifica Francesco, “e ci ha affidato il comandamento a cui più tiene: che ci amiamo gli uni gli altri come Lui ci ha amati”. Ed è questo, precisa il Papa, l’amore che dà compimento alla Legge, alla fede e alla vita.
L’invito di Francesco è ad un esame di coscienza su come si vive la fede. Perché magari siamo inflessibili nel giudicare gli altri e ci scordiamo di essere misericordiosi, com’è Dio con noi.
Da qui l’invocazione del Papa a “Maria, che ha osservato perfettamente la Parola di Dio”, perché “ci aiuti a dare compimento alla nostra fede e alla nostra carità”.
La preghiera per il popolo ucraino e le popolazioni colpite dal terremoto: “Non dimentichiamo, fratelli e sorelle, la martoriata Ucraina. Che il Signore dia vie di pace e dia ai responsabili il coraggio di percorrerle” ha detto Papa Francesco durante l’Angelus a Piazza San Pietro e ancora: “Continuiamo a stare vicini con la preghiera e con il sostegno concreto alle popolazioni terremotate di Siria e Turchia. Preghiamo e pensiamo a cosa possiamo fare per loro”.
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