I bianchi della Rosa meritano per quanto fatto vedere. Squadra solida che contro gli azzurri ha badato all’essenziale. Possesso e dominio territoriale. Basta questo per mettere le mani sulla partita già nel primo tempo. Del resto l’Inghilterra la chiave per aprire la porta la trova subito. E si affida alla rimessa laterale per costruire la piattaforma ideale da dove far partire la minaccia all’Italia. Da lì ci vuole poco a metterla sul fisico e superare la timida maginot azzurra. Ci vogliono 12 minuti per metterlo in pratica: il primo giro di chiave lo dà Jack Willis, innescato dalle mani di Maro Itoje. Poi nell’ordine Chessum e Jamie George a finalizzare un paio di maul avanzanti che tagliano come il burro la difesa azzurra. In mezzo c’è il forfait del capitano Lamaro, fermato da un infortunio provocato da un placcaggio devastante proprio di Maro Itoje e il cartellino giallo di Lorenzo Cannone che ci lascia in 14 a scalare una montagna. La disciplina alla fine peserà. E non perché l’Inghilterra abbia pervicacemente cercato l’acca dei pali ma per numero di minuti trascorsi con il pallone tra le mani: gli inglesi sanno essere efficaci, l’Italia meno irretita da una manovra costruita sulla continuità ma inesorabilmente fine a se stessa.
L’altro volto del match arriva ad inizio ripresa. Ad innescarlo è una penetrazione di Capuozzo, poi una serie di pick and drive con Riccioni che va oltre la linea di gesso. la meta del pilone dei Saracens non basta a invertire la rotta. Certo nella ripresa gli azzurri giocano meglio ma offrono sempre il fianco all’iniziativa dei padroni di casa. Sulla solita mail arriva la meta tecnica inglese che ci costa anche un altro cartellino giallo mostrato in faccia a Simone Ferrari. In campo ci mettiamo la faccia e non è un caso se il XV inglese fatica a dispetto della superiorità numerica. Segniamo con Alessandro Fusco e ci portiamo a -12, poi sul finale il sigillo di Arundell chiude i conti. Sabato 25 si torna all’Olimpico, contro l’Irlanda che veleggia in testa al gruppo e che per l’azzurro sbiadito rispetto a sette giorni fa resta un’altra montagna da scalare.
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