Il lago ghiacciato di Taney si trova a 1.400 metri di quota, nel canton Vallese, al confine con l’Alta Savoia. Incastonato tra le montagne, vanta una superficie di 17 ettari e d’inverno diventa un paradiso per gli appassionati di immersioni ‘sottozero’. “Il mio gruppo è stato lì più volte, non ci sono rischi specifici se si seguono le regole”, racconta all’ANSA Pascal Christin, presidente del Club Subaquatique D’Onex. “Ciò che è interessante – spiega l’esperto – è restare poco sotto il livello del ghiaccio. Non c’è alcun interesse a scendere in profondità, è appassionante invece assistere ai giochi di luce in superficie”. Infatti “quel lago sarà profondo 10-12 metri e di solito si scende a 5-6 metri quando si fa immersione nel ghiaccio”. Il lago “non è molto frequentato per via dell’accesso difficile: non si può raggiungere in auto, ma solo a piedi, e occorre organizzarsi con le autorizzazioni”. Normalmente il sub “si immerge con la bombola d’ossigeno a disposizione e in modo da essere sempre legato a chi sta all’esterno”.
L’acqua è gelida, “intorno a 1 o 2 gradi circa” e, a quelle condizioni, il fisico è messo a dura prova, spiega all’ANSA Nicola Brischigiaro, ideatore e precursore delle apnee estreme sotto i ghiacci in alta quota. “La temperatura dell’acqua – sottoIinea l’esperto – induce l’organismo ad una fisiologica vasocostrizione e altre modificazioni importanti sull’apparato cardiaco e respiratorio. Il cuore in particolare è sottoposto ad uno stress estremo e deve essere in perfetta efficienza in quanto, in condizioni estreme come quelle che si trovano sotto il ghiaccio, non sono rari flutter atriali (battiti irregolari) e altri aspetti che potrebbero dare problematiche importanti”.