“Il piano prevede azioni con il coinvolgimento di sabotatori con addestramento militare, mimetizzati in abiti civili, che intraprendano azioni violente, attacchino edifici statali e prendano ostaggi”, ha detto Sandu in una conferenza stampa, al fine di “rovesciare l’ordine costituzionale”, mettere il paese “a disposizione della Russia” e “fermare il processo di integrazione europea”. Tuttavia, assicura, “i tentativi del Cremlino di portare la violenza nel nostro paese non avranno successo”.
Da quando la Russia ha invaso l’Ucraina quasi un anno fa, la Moldova, ex repubblica sovietica di circa 2,6 milioni di persone, ha accelerato l’avvicinamento ai paesi occidentali. Lo scorso giugno ha ottenuto lo status di candidato all’Ue, lo stesso giorno dell’Ucraina. Da quando Mosca ha invaso l’Ucraina Chisnau affronta un problema dopo l’altro: una grave crisi energetica dovuta alla riduzione delle forniture di gas russo, inflazione alle stelle, diversi incidenti negli ultimi mesi che hanno coinvolto missili che hanno attraversato i suoi cieli e detriti che sono stati trovati sul suo territorio (l’ultimo episodio è di venerdì scorso). Ad aprile una serie di esplosioni si sono verificate in Transnistria, una regione autonoma de facto dal 1992, abitata da 470 mila persone e dove la Russia ha una base di circa 1500 soldati.
La coalizione del Blocco dei comunisti e dei socialisti, che ha posizioni filorusse ed è la principale forza di opposizione in Moldova, ha criticato Sandu per queste accuse rivolte a Mosca e chiede di rendere pubbliche le prove dei presunti piani di cui ha parlato Sandu, “altrimenti tali dichiarazioni saranno considerate una provocazione volta a trascinare la Moldova nel conflitto armato, suscitare tensioni nella società e intimidire l’opposizione”. Lo riporta l’agenzia di stato russa Tass.
La conferenza stampa della presidente arriva dopo le dimissioni a sorpresa venerdì scorso del primo ministro moldavo Natalia Gavrilita. Lo stesso giorno, Sandu ha nominato il segretario del Consiglio supremo di sicurezza, Dorin Recean, come successore di Gavrilita. Sandu, Gavrilita e Recean sono tutti e tre esponenti della stessa formazione politica, il Partito di azione e solidarietà, affiliato al Partito popolare europeo. Nei giorni precedenti al cambio al vertice le autorità moldave avevano preso parte alla sessione straordinaria del Parlamento europeo a Bruxelles e sembra probabile che lì abbiano ricevuto informazioni di intelligence tali da giungere alla decisione del cambio al vertice dell’esecutivo. Recean è un ex ministro dell’Interno e ha familiarità con i servizi segreti, secondo diversi analisti è considerato una figura più solida per affrontare il complicato momento che attraversa la Moldova.
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