(di Valeria Robecco)
(ANSA) – NEW YORK, 16 FEB – La contaminazione tra arte
d’avanguardia e manifesti commerciali in Italia, con particolare
attenzione agli anni tra le due guerre e al primo dopoguerra,
durante il boom economico del Paese, è al centro di una mostra
al Cima (Center for Italian Modern Art) di New York.
Sono circa 30 i manifesti esposti nello spazio a Soho dal 16
febbraio al 10 giugno, provenienti dalle principali istituzioni
italiane e collezioni aziendali, e firmati da artisti come
Erberto Carboni, Fortunato Depero, Nikolai Diulgheroff, Lucio
Fontana, Max Huber, Bruno Munari, Marcello Nizzoli, Bob Noorda,
Giovanni Pintori, Mario Sironi, Albe Steiner. Le loro opere
hanno illustrato i prodotti di aziende che hanno fatto la storia
dell’economia tricolore come Barilla, Campari, Olivetti, Fiat,
Pirelli.
“L’idea di base è stata di esaminare il rapporto tra arte di
avanguardia italiana e una certa committenza commerciale
illuminata che è esistita a partire dagli anni Venti e fino agli
anni Sessanta”, spiega all’ANSA il curatore della mostra, Nicola
Lucchi. “E’ un momento in cui le compagnie italiane scoprono il
consumismo e si appoggiano a uffici di pubblicità interni che
chiamano gli artisti a collaborare, e gli artisti di avanguardia
e Futuristi per primi si propongono come interpreti dei prodotti
– continua – Questo genera un rapporto artistico importante che
abbiamo cercato di esplorare nelle sue varie sfaccettature”.
Lucchi sottolinea che “i manifesti sono stati spesso descritti
come derivati, ma la mostra mette in luce come, dal Futurismo in
poi, le locandine italiane abbiano acquisito una forza visiva e
comunicativa che ha elevato il mezzo a una forma di espressione
artistica a sé stante, spingendo il confini delle tecniche
litografiche, del fotomontaggio e della tipografia”.
“L’ambizione peculiare dei manifesti commerciali di fornire
forme e contenuti seducenti alle masse, piuttosto che a un
circolo elitario, li rende anche oggetto di interesse
socioeconomico e filosofico”, prosegue.
Con la data di inizio nel 1926, anno in cui Depero ha esposto
alla Biennale di Venezia un “quadro pubblicitario”, Squisito al
selz, e una ideale data di chiusura nel 1957, anno in cui va in
onda per la prima volta sulla Rai il Carosello, l’esibizione
illustra quindi come il design dei manifesti commerciali
italiani si sia mosso di pari passo con le correnti artistiche
dei suoi tempi. E come contrappunto visivo e concettuale al
percorso narrativo tracciato dai manifesti commerciali, la
mostra comprende anche alcune opere di Mimmo Rotella. “Rotella
inizia con l’arte informale e negli anni Cinquanta ha
l’illuminazione che in realtà le figure sono tutte intorno a
lui, e sono i manifesti commerciali – dice il curatore – Il
gesto è strapparli dalle pareti e metterli sulla tela”. (ANSA).