Innanzitutto i fatti: il Consiglio elettorale supremo della Turchia non ha ricevuto alcuna richiesta di rinvio delle prossime elezioni generali a causa dei recenti terremoti, lo ha riferito all’agenzia Ria Novosti un rappresentante del Partito popolare repubblicano di opposizione. L’emittente turca Haberturk ha riferito che le elezioni generali nel paese potrebbero essere rinviate per un periodo da sei mesi a un anno, con il Consiglio elettorale supremo che dovrebbe prendere l’iniziativa corrispondente su richiesta del partito al governo. Ma nello stesso tempo c’è la dichiarazione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan secondo cui ha bisogno di un anno per restaurare tutte le case distrutte dai terremoti potrebbe segnalare il suo desiderio di rinviare le elezioni.
Molti degli esperti investiti della questione prevedono che le elezioni slittino a giugno, ultima data possibile se si rispetta la Costituzione turca. Per un loro rinvio oltre giugno, il governo avrebbe bisogno di una maggioranza di due terzi in parlamento, il che implica che decine di deputati dell’opposizione votino a favore di tale opzione.
Berk Esen, professore di Scienze Politiche dell’Università Sabanci, ha dichiarato ad AFP : “ Il terremoto sarà un punto di svolta non solo per il governo, ma anche per l’opposizione”, che infatti non ha ancora annunciato il nome del suo candidato. E non è solo a causa del sisma.
Kemal Kilicdaroglu, leader del Partito Popolare Repubblicano (CHP), la più grande formazione di opposizione, intende candidarsi contro Erdogan. Ma secondo alcune fonti, una delle figure principali dell’alleanza, Meral Aksener, fondatrice del Buon Partito, nazionalista e laico, si sarebbe opposta. Kilicdaroglu, 74 anni, non appare nei sondaggi come il migliore per battere il capo dello Stato uscente, rispetto in particolare ai sindaci del CHP della capitale Ankara, Mansur Yavas, e di Istanbul, Ekrem Imamoglu.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, da parte sua, dal giorno del sisma non ha detto una parola sulle elezioni in programma per il 14 maggio, e così anche all’interno del suo partito, l’Akp, le voci di un possibile rinvio cominciano a circolare.
Valeria Talbot, responsabile dell’Osservatorio Medio Oriente e Nord Africa presso l’Ispi, in una recente intervista ha dichiarato “Di fatto c’è un problema oggettivo nelle dieci provincie colpite dal terremoto. Difficilmente da qui a metà maggio si creeranno le condizioni per consentire alla gente di votare. Si sta discutendo della possibilità eventuale di rinviare le elezioni e, vista la situazione, potrebbe essere un’opzione”. Ed ha aggiunto: “ la crisi umanitaria rappresenta una sfida ulteriore per Erdogan e per il suo partito. Già nell’ultimo anno il consenso nei confronti di Erdogan si era eroso, stando ai sondaggi, soprattutto a causa dell’inflazione galoppante e l’economia è stata da sempre il termometro del consenso a Erdogan. Lo è stato quando era primo ministro. Già nel 2019, a causa delle difficoltà dell’economia, il partito Akp ha perso le principali città, come Istanbul e Ankara”.
Sembra che negli ultimi mesi Erdogan abbia risalito un po’ la china raggiungendo il 45% dei consensi, non sufficiente però a farlo eleggere al primo turno. In questo quadro le opposizioni, “sebbene si siano unite, non hanno ancora presentato uno sfidante e non si sono posti finora come un’alternativa, anche se lo scenario rimane aperto”, ha concluso l’esperta.
La mancanza di alternativa a Erdogan è stata sottolineata anche da Federico Donelli, professore di Relazioni Internazionali, dell’Università di Trieste che ha evidenziato il “contraccolpo a livello politico”, ovvero “le carenze e i rallentamenti negli interventi, ammessi dallo stesso Erdogan, che avranno una ricaduta politica”. Secondo il professore di Trieste, “tanto la crisi economica che la situazione geopolitica regionale, tanto i danni del terremoto nel medio e lungo termine portano a pensare che la situazione politica di instabilità potrebbe essere vista negativamente dall’elettorato turco”.
L’arresto, all’indomani del terremoto e a favore di telecamera, di cento costruttori edili presunti responsabili di aver costruito palazzi di carta velina, potrebbe risultare un boomerang per Erdogan. Ha ricordato alla stragrande maggioranza dei cittadini che anche loro vivono in condizioni simili e che la speculazione edilizia è stata favorita, e la mancanza di controlli tollerata, proprio nei lunghi anni di potere del Sultano.
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