(di Luciano Fioramonti)
(ANSA) – ROMA, 18 FEB – Gli alberi, segno inconfondibile del
maestro. Foglie, rami e tronchi vuoti che evocano forme
primordiali di vita e richiamano sembianze antropomorfe,
lasciando aperto un dialogo silenzioso tra la Natura e l’Uomo,
il tempo senza fine e le tracce della storia. La combinazione di
legno, bronzo, cuoio, metalli o marmo nelle sculture di Giuseppe
Penone crea visioni di energia suggestiva. L’impronta di uno dei
campioni dell’Arte Povera, tanto amato all’estero da figurare
nelle raccolte di musei prestigiosi e degli spazi espositivi più
recenti come il Louvre di Abu Dhabi, approda ora a Roma tra i
capolavori della classicità della Galleria Borghese. Le 36 opere
scelte da Francesco Stocchi per la mostra ”Gesti Universali”
raccontano dal 14 marzo al 28 maggio il percorso dello scultore
piemontese dagli anni Settanta al primo scorcio del nuovo
secolo. Il punto di partenza è ”la ricerca di qualcosa che non
è presente negli splendidi ambienti, offrendo una nuova lettura
del rapporto tra paesaggio e scultura che la statuaria antica
del museo racconta secondo canoni classici”. E’ uno sguardo
alla scena contemporanea che nella Galleria diretta da Francesca
Cappelletti si ripete dopo il clamore dell’ estate 2021 con le
opere di Damien Hirst della mostra ‘Archaeology now’ accostate
alle gemme della collezione del cardinale Scipione Borghese.
Qui i lavori di Penone non vengono messi a confronto reale o
simbolico con l’arte classica ma vanno intesi come “riflesso
rispetto all’ambiente, un completamento di elementi: nelle sale
caratterizzate da un tripudio di marmi, sculture e decorazioni –
magnifiche rappresentazioni del mondo minerale – Penone aggiunge
un innesto organico di foglie, cuoio, legno che collega e
definisce i due universi”. Nei Giardini, invece, l’integrazione
guarda al mondo dei metalli, con sculture in bronzo accanto alla
vegetazione circostante, arricchita da circa quaranta nuove
piante in vaso come sostegno per alcune opere.
Accanto a quelle meno note o iconograficamente poco associate al
lavoro di Penone, come Sguardo vegetale, altre saranno esposte
per la prima volta in gruppi tematici come il suggestivo
Respirare l’ ombra (2018), in cui il petto aperto di una figura
umana fatta di foglie scure mostra i polmoni di foglie d’ alloro
dorate fuse nel bronzo. In Spazio di Luci, del 2008, otto
tronchi cavi di bronzo e oro rimandano a forme animali. Due
figure umane appena accennate dalle foglie ingabbiate in rami
sottili compongono ”Pensieri di foglie”, del 2014. I due
elementi di legno di cedro sono gli ”Albero di otto metri”,
del 2000.
Gli interventi dell’artista, osserva il curatore, rinnovano il
gioco Barocco che nella Galleria intrecciava paesaggio, natura e
scultura, ”attivando un nuovo dialogo, presentando
un’interrogazione sulla scultura, rivelando la sua evoluzione
storica e contemporanea”.
Penone ha indagato sulla natura e i suoi processi di
trasformazione già dal suo esordio nel 1968 nella corrente
dell’ Arte Povera. Negli anni Settanta la sua attenzione si è
concentrata sul corpo umano e le sue relazioni con l’ambiente
esterno attraverso fotografie, proiezioni, impronte e calchi di
parti anatomiche in vari materiali. E se l’ albero resta al
centro di tutto perché è “l’idea prima e più semplice di
vitalità, di cultura, di scultura”, l’ artista
settantacinquenne di Garessio ha ricordato pubblicamente ancora
pochi mesi fa che la pratica di plasmare la materia è ”una
espressione che può sfuggire alle convenzioni. Se uno fa un
bicchiere è un oggetto d’ uso, se uno disegna un bicchiere è un
prodotto culturale. La scultura deve riuscire in qualche modo a
ricavare dall’ oggetto un pensiero, a creare una riflessione. Il
mio lavoro si è svolto sempre con la preoccupazione di andare
oltre la convenzione dello sguardo attraverso il tatto che
permette di identificare la materia e comprendere la superficie
delle cose”. (ANSA).