“Nei sei anni di attività di Prisma abbiamo rilevato circa un evento l’anno con caduta di frammenti al suolo, ma non tutti i casi sono così favorevoli per il recupero: a volte i frammenti possono cadere in mare o in terreni impervi, come quelli montuosi o nei boschi. Quello di Matera – ha aggiunto – è il secondo caso in cui riusciamo a recuperare i frammenti” ed è “un evento rilevante anche a livello mondiale”. Nel mondo è infatti accaduto 40 volte negli ultimi 64 anni. “A partire dal 1959 si contano complessivamente 40 eventi nei quali sono stati recuperati i meteoriti. Il primo caso è avvenuto in Cecoslovacchia e in seguito è stata intensificata la rete di sorveglianza”.
L’origine dalla fascia di asteroidi fra Marte e Giove
I calcoli preliminari della traiettoria, elaborati dalla rete Prisma indicano che la meteora è arrivata dalla fascia degli asteroidi che si trova fra Marte e Giove. “Prolungando all’indietro la traiettoria della meteora è possibile capire da dove viene e, in questo caso, i calcoli preliminari, indicano che la zona di provenienza è la fascia principale degli asteroidi che si trova fra Marte e Giove”, ha detto ancora Gardiol. Calcoli matematici permettono anche di individuare l’area di arrivo del meteorite. “E’ così che sono stati trovati i frammenti a Matera”, ha detto ancora. “Finora sono stati recuperati 70.000 meteoriti, ma solo un migliaio sono quelli visti cadere da testimoni oculari”.
Proposto il nome ‘Matera’
Nel frattempo è stato individuato anche il nome da proporre alla Meteoritical Society, la società scientifica internazionale che certifica i dati sui meteoriti elaborati in tutto il mondo. “Poiché i meteoriti prendono il nome dal luogo in cui sono caduti, proporremo il nome ‘Matera’- ha detto Gardiol -ma questo potrà accadere soltanto dopo che le analisi saranno concluse, fra mesi”.