Non si è detto preoccupato per il futuro. Anzi, ha assicurato che sarà felice in qualsiasi franchigia: “Non sono preoccupato, perché non esiste una squadra sbagliata. Così come non esistono cattive franchigie. Non ci sono squadre dove non andrei a giocare volentieri”. Purché, viene da aggiungere, siano vincenti. Il ragazzo infatti ha aggiunto: “Adoro vincere e odio perdere. Voglio costruire qualcosa che venga ricordato in futuro. Ma per farlo devo concentrarmi sul presente, e costruire qualcosa giorno per giorno”.
La sua particolarità è che l’altezza non lo rende goffo e lento nei movimenti, come è stato per altri ‘giganti’ del basket. Victor, anzi, spicca per l’atleticità, è veloce di piedi, coordinato e praticamente immarcabile quando ha la palla le mani. Nato a Le Chesnay, si è trasferito nella vicina Parigi per concentrarsi sul basket quando aveva solo 14 anni. Mamma Elodie e papà Felix vegliano sulla sua vita da atleta. A cominciare dalle ore di sonno. Il preparatore assunto in questa stagione appositamente per prendersi cura di lui, Guillaume Alquier, tra i suoi compiti ha quello di controllare che siano almeno 10.
Un altro aspetto molto attenzionato sono i piedi, uno dei punti più fragili per il ruolo di ala/centro. Lo scorso ottobre ha giocato due incontri appena fuori Las Vegas, organizzati per mettere in mostra le sue qualità e quelle del collega Scoot Henderson. Nella prima Victor ha messo a segno 37 punti bombardando il canestro con tiri da tre; nell’altra ha cambiato stile, attaccando l’interno e facendo affidamento sulla sua straordinaria combinazione di altezza e sensibilità per segnarne 36. In pochi giorni, l’NBA ha acquistato i diritti sulle partite della sua squadra per trasmetterli in streaming sulle piattaforme della lega. E sono piovute offerte di sponsorizzazioni, respinte. Perché Wembanyama ora non va a cacia di soldi, vuole “rimanere concentrato solo sul gioco”, raccogliendo il consiglio di un certo LeBron James.