Le città, in Italia, si stanno svegliando. Il traffico inizia a intensificarsi. Da giorni si parla di una possibile attacco russo all’Ucraina ma per molti, anche esperti, è un’ipotesi lontana. La vita sembra andare avanti tranquilla. Negli
Stati Uniti si sta andando a dormire.
Invece alle 5.05 invece arriva l’ora della guerra in Ucraina, oggetto dei primi bombardamenti da parte della Russia, che si intensificano nel corso delle ore. Sono colpite tutte le principali città del paese, compresa la capitale Kiev dove la popolazione viene svegliata dalle sirene antiaeree. Allo stesso tempo inizia l’invasione terrestre da parte dei soldati russi e i primi combattimenti sul campo.
“Ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, con l’approvazione del Consiglio della Federazione, ho deciso di condurre un’operazione militare speciale”, annuncia il presidente Vladimir Putin, poco prima delle 6, in un discorso mandato in onda su Rossija-24 aggiungendo di contare sulla “posizione consolidata del Parlamento” su questo tema. Spiega che “un ulteriore allargamento della Nato ad est è inaccettabile. Siamo pronti a tutto. Per tutti coloro che dall’esterno cercheranno di interferire: la risposta della Russia porterà a conseguenze che non avete mai sperimentato”.
Nelle previsioni di Putin, ma anche in quelle di molti esperti, era da considerare come una guerra lampo, con un attacco su tre fronti per arrivare a prendere i palazzi del potere di Kiev, dove insediare un governo fantoccio guidato da Mosca. Ma la reazione ucraina e le errate valutazioni del Cremlino hanno dimostrato che non era così e che dal previsto “blitzkrieg” si passasse al più tragico e sanguinoso conflitto nel Vecchio Continente dalla Seconda Guerra Mondiale. Una guerra che ci tocca da vicino, non lontano da casa anche se vista dall’Italia, l’Ucraina era un Paese “lontano” se non per le tante lavoratrici e lavoratori presenti nelle case i molti italiani.
Le vittime
L’Alto commissariato per i diritti umani dell’Onu ha conteggiato finora 8.006 civili morti e 13.287 feriti. I bambini uccisi sono 487 e 954 quelli feriti. Si tratta di dati sottostimati, perché l’Ucraina non fornisce cifre, principalmente per non deprimere il morale del Paese (solo a Mariupol si parla di oltre diecimila vittime). Nessun conteggio ufficiale nemmeno per i caduti in combattimento. Non lo fornisce Kiev, non lo fa Mosca.
Analisti indipendenti parlano di ben oltre centomila fra morti e feriti sul fronte russo (dove i comandi non si fanno scrupolo di mandare al massacro truppe mal equipaggiate e mal addestrate) e di un bilancio leggermente pesante sul fronte opposto.
A dodici mesi dall’invasione russa, sono oltre 13 milioni le persone sradicate dalla propria terra: quasi 8 milioni sono rifugiati fuggiti in tutta Europa e circa 5 milioni sfollati all’interno del Paese. Secondo due nuovi rapporti pubblicati ieri dall’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, le loro prospettive di fare ritorno nell’immediato, tuttavia, sono offuscate dalle incessanti ostilità, dall’assenza di sicurezza e dal livello di distruzione nelle loro regioni di origine.
“Gli edifici sono stati distrutti, ma lo spirito del popolo ucraino è intatto. La loro forza e resilienza è di grande ispirazione. Sta a tutti noi, alla comunità internazionale, sostenerlo nella strada verso la ripresa” dice Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
Evacuazione dei civili a Irpin, alla periferia di Kiev
I crimini di guerra
A un anno dall’inizio dell’invasione sono stati denunciati 66 mila presunti crimini di guerra, secondo l’ufficio del procuratore generale Andriy Kostin. Nelle 66 mila denunce ci sono casi diversi: dai soldati russi accusati di aver rubato cibo, alla moglie di un soldato che ha incoraggiato il marito a stuprare le donne ucraine, ai casi di tortura, alle stragi di Bucha (400 i corpi trovati), di Irpin, di Izium. A Mariupol è stato bombardato il teatro dove avevano trovato rifugio molti sfollati ed era segnalata la presenza di non combattenti.
Ci sono le accuse contro un comandante di battaglione che ha ordinato ai suoi uomini di sparare sui civili in fuga da Kharkiv, due soldati che avrebbero stuprato una sedicenne nel villaggio di Mala Rohan, sempre nella zona di Kharkiv.
La Corte penale internazionale non potrà perseguire il crimine perché lo Statuto di Roma – che l’ha istituita – prevede l’esenzione degli Stati non firmatari e né l’Ucraina né la Russia lo hanno fatto. Ed è per questo che l’Ucraina chiede l’istituzione di un tribunale speciale, come nel caso del Ruanda o dell’ex Jugoslavia. Il Parlamento europeo è dalla parte dell’Ucraina e ha approvato a stragrande maggioranza una risoluzione in cui affermava “l’urgente necessità di spingere per la creazione di un tribunale internazionale speciale per perseguire il crimine di aggressione contro l’Ucraina”.
L’Europa, l’Occidente e la Nato
“Penso – dice Vsevolod Chentsov, ambasciatore dell’Ucraina presso la Ue – sia stato un grande errore di calcolo da parte della Russia pensare che l’Unione europea sarebbe stata debole, incapace. L’Unione ha dimostrato la possibilità di stare insieme, di restare unita e di andare avanti. L’Europa è stata dalla parte dell’Ucraina sin dal primo giorno di guerra, ha compiuto passi senza precedenti per aiutare Kiev, tra cui consentire finanziamenti per forniture di armi; punire la Russia con sanzioni finanziarie, bancarie e tecnologiche; vietare l’importazione di petrolio russo.”
La presidente della Commissione europea ha inviato un videomessaggio agli ucraini, in cui ha promesso sostegno continuo da parte dell’Unione. C’è molto da fare, ma possiamo farlo insieme – dice Ursula von der Leyen, – l’Europa è con voi oggi e nel lungo periodo, gloria all’Ucraina. Slava Ukraini!”
La Nato e L’Europa stessa, dal punto di vista politico, sono stati rivitalizzati dal conflitto.
Nel 2019 il presidente francese Macron affermava che ,l’Alleanza atlantica era “in stato di morte cerebrale”: troppo sbilanciata sugli Stati Uniti di Trump e sembrava necessario ricentrare le politiche di difesa sulla Ue, aprendo un dialogo “non ingenuo” con la Russia.
Un’analisi che la Storia ha gettato nel cestino. La Nato si è dimostrata il baluardo dell’Occidente, capace di fermare l’imperialismo del Cremlino, e con la presidenza amercana di Biden, Bruxelles è stato coinvolta nel fronte delle democrazie pro-Kiev. Paesi storicamente neutrali come Svezia e Finlandia si sono affrettati a chiedere l’ingresso nell’Alleanza. Resta il nodo Turchia, sempre borderline a rischio “doppio gioco”. Il fatto che la Nato si sia dimostrata “viva e vegeta” pone una domanda all’Unione Europea sul ruolo che la Difesa avrà nel suo futuro.
Volodymyr Zelenskyy, Roberta Metsola durante un vertice UE al Parlamento europeo a Bruxelles, Belgio
Le sanzioni e la crisi energetica
L’UE ha imposto sanzioni senza precedenti contro la Russia in risposta all’invasione non provocata e ingiustificata dell’Ucraina il 24 febbraio 2022 e all’annessione illegale delle regioni ucraine di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson. Si aggiungono alle misure in vigore imposte alla Russia a partire dal 2014 a seguito dell’annessione della Crimea e della mancata attuazione degli accordi di Minsk.
Si va delle sanzioni individuali, le cosiddette misure restrittive mirate, alle sanzioni economiche e a misure restrittive in materia di visti. Le sanzioni economiche mirano a ostacolare le capacità russe di proseguire l’aggressione. Le sanzioni individuali riguardano le persone ritenute responsabili di aver sostenuto l’invasione dell’Ucraina o coloro che ne hanno tratto beneficio.
Il risvolto delle sanzioni è stato principalmente, ma non solo, la crisi energetica in tutta Europa. Fino a un anno fa la dipendenza da Mosca era fortissima. I rapporti con la Russia sono stati condizionati dalla necessità di importare idrocarburi a prezzi convenienti. Ciò ha orientato la politica “accomodante” della Germania e quindi della Ue nel suo complesso, anche dopo l’annessione illegale della Crimea da parte di Mosca nel 2014.
Soltanto l’invasione dell’intera Ucraina il 24 febbraio scorso ha reso evidente l’impossibilità di dipendere per gli approvvigionamenti vitali da un Paese che aggredisce Stati sovrani e minaccia il continente. La “riconversione” ad altri fornitori e ad altre fonti è stata straordinariamente rapida, i legami commerciali con la Russia sono in picchiata e senza troppi scossoni (l’import totale di gas e petrolio da Mosca è passato dal 36% del fabbisogno totale Ue al 9%). Dopo il picco dei prezzi, si sta tornando a livelli sopportabili per le economie europee.
AP Photo/Markus Schreiber, File L’impianto di approdo del gasdotto Nord Stream 1 sul Mar Baltico
Il futuro: tra minaccia nucleare e la ricerca della pace
Nella sua ultima apparizione pubblica, nel concerto-raduno allo stadio Luzhniki, il Presidente Putin ha detto: “Attraverso le sanzioni l’Occidente sta punendo sé stesso. Hanno provocato un aumento dei prezzi nei loro paesi, la chiusura di fabbriche, il collasso del settore energetico, e stanno dicendo ai loro cittadini che la colpa è dei russi”, ha detto ancora Putin, aggiungendo che invece di crollare, l’economia russa è stata ristrutturata e la Russia fa ancora affari con molte aree del mondo: “Grazie ad una buona bilancia dei pagamenti della Russia, non abbiamo bisogno di inchinarci e mendicare soldi all’estero”.
“In questo momento c’è una battaglia in corso sulle nostre frontiere storiche, per il nostro popolo”, ha continuato. “Viene combattuta da uomini coraggiosi. Stanno combattendo eroicamente, coraggiosamente. Siamo orgogliosi di loro”, ha aggiunto. L’intera nazione russa è secondo Putin “il difensore della patria” e ha presentato alla Duma la legge sulla sospensione della partecipazione della Russia al trattato New START ( è il quinto di una serie di patti: il primo fu firmato nel 1991 da George H.W. Bush e Mikhail Gorbaciov. Stabilisce una riduzione del 60% delle testate nucleari di entrambe le parti rispetto al primo accordo).
La risposta a queste parole è arrivata con il voto all’Assemblea delle Nazioni Unite su una risoluzione che esplicita “la necessità di raggiungere, il prima possibile, una pace completa, giusta e duratura in linea con la Carta delle Nazioni Unite”. Il testo “ribadisce l’impegno per la sovranità, l’indipendenza, l’unità e integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti” e chiede “la cessazione delle ostilità e il ritiro immediato, completo e incondizionato delle forze militari russe”. Approvato con 141 voti a favore, 7 contrari e 32 astenuti.