Gli Attestati d’onore conferiti nell’anno 2022 sono andati alle ragazze e ai ragazzi che rappresentano modelli positivi di cittadinanza e che sono esempi dei molti giovani meritevoli presenti nel nostro Paese. I premiati “Alfiere della Repubblica” si sono distinti nello studio, in attività culturali, scientifiche, artistiche, sportive, nel volontariato oppure hanno compiuto atti o adottato comportamenti ispirati a senso civico, altruismo e solidarietà.
Rivolgendosi agli Alfieri, il Presidente ha detto: “Voi agite come fanno tante e tanti ragazze e ragazzi in Italia o in altri Paesi praticando solidarietà, impegno comune, facendosi carico dei problemi generali, capendo che non si vive da soli ma si vive insieme agli altri e ci si realizza insieme agli altri. Tutto questo è un antidoto anche contro la violenza e per questo vi ringrazio, perché indica un modello di vita che si contrappone a quello di prepotenza, sopraffazione, violenza. La vediamo purtroppo sovente: violenza nelle famiglie, violenza nelle abitazioni, violenza contro le donne, violenza in tante circostanze per strada, addirittura nei giorni scorsi davanti a una scuola contro ragazzi“.
L’intervento del presidente avviene all’indomani delle polemiche relative agli scontri al liceo di Firenze. “Vi sono episodi di violenza contro i quali la vera diga è fatta, oltre naturalmente dagli interventi della pubblica autorità, ma è fatta in maniera prevalente soprattutto dai comportamenti positivi che si realizzano, vengono fuori, si manifestano, come quelli che voi avete messo in campo. Per questo vi ringrazio, il nostro è un Paese che ha sempre coltivato la civiltà della condizione umana”, ha aggiunto il Capo dello Stato, seduto in prima fila vicino al ministro dell’Istruzione e merito, Giuseppe Valditara.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, ha ricordato Mattarella, “già molti contestavano, si opponevano, ai comportamenti aggressivi. Molti giovani, anche nelle difficoltà, con coraggio, vi si opponevano. Due giorni fa ricorrevano gli 80 anni dalla morte, perchè giustiziati, di alcuni ragazzi, una quindicina di ragazzi tedeschi poco più che ventenni che con coraggio, nella Germania di Hitler, si opposero al nazismo, contro la violenza, rifiutando la pratica della violenza. Vi si opposero con le parole, con i messaggi, con gli opuscoli, con gli scritti. Pagarono questo con la vita, la resero testimonianza questi ragazzi poco più che ventenni guidati da due di loro, coetanei, Hans e Sophie Scholl del Movimento della Rosa Bianca”. Quei giovani, sottolinea il capo dello Stato, “seminarono per il futuro”.
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