Stavolta però la palla ovale si è trasformata in un sostegno concreto per giovani vulnerabili attraverso il progetto “Rugby integrato: percorsi di inclusione attraverso lo sport per adolescenti e giovani adulti con disagio psicologico”, promosso dalla European Culture and Sport Organization (ECOS) nell’ambito del progetto European Alliance for Sport and Mental Health (EASMH) finanziato dal programma Erasmus + Sport dell’Unione Europea.
“Con Crazy for football – ha spiegato il medico psichiatra Santo Rullo nel corso dell’evento finale che si è svolto questa mattina allo Stadio dei Marmi – abbiamo tracciato il percorso, dimostrando come lo sport, in quel caso il calcio, potesse realmente aiutare i pazienti psichiatrici. Stavolta abbiamo pensato al rugby coinvolgendo per la prima volta ragazze e ragazzi minorenni seguiti da un tecnico federale formato ad hoc. L’obiettivo – ha aggiunto – è promuovere l’integrazione sociale e migliorare la condizione fisico/motoria e il benessere mentale attraverso il gioco, utilizzando il divertimento e la partecipazione come principale strumento di lavoro”.
Il progetto EASMH sta creando un network permanente europeo tra professionisti della salute mentale e professionisti dello sport, finalizzato allo sviluppo di nuovi modelli di recupero integrato basati sull’attività fisica, per la riabilitazione di persone con problemi di salute mentale in un quadro biopsicosociale.
“In una prima fase – ha spiegato Valerio Di Tommaso, presidente di ECOS – professori universitari e professionisti della salute mentale hanno formato 8 tecnici sportivi di Italia, Romania, Finlandia e Regno Unito. Nelle stesse nazioni coinvolte poi sono stati attivati dei progetti pilota in cui gli allenatori formati hanno seguito dei pazienti psichiatrici nella pratica di attività sportiva strutturata, con relative fasi di monitoraggio e valutazione”.
Uno dei progetti pilota avviati in Italia è stato incentrato sul rugby per giovani con disagio psicosociale. Alejandro Villalon, tecnico della Federazione Italiana Rugby (FIR), ha proposto ai ragazzi e alle ragazze ospiti di due comunità terapeutiche attività di “rugby integrato”, i cui princìpi sono basati sulla promozione del rugby come strumento per migliorare l’inclusione sociale di ragazzi e ragazze con diversi tipi di fragilità.
Basandosi sul concetto del “rugby per tutti” della FIR, tecniche sportive, modalità di gestione delle attività e regole di gioco sono state adattate alle capacità e alle competenze dei partecipanti.
“Il nostro movimento sportivo, i nostri club e i nostri tecnici, hanno spesso la consuetudine di traslare l’azione di gioco del sostegno dal tappeto verde alla vita quotidiana- ha aggiunto Daniela De Angelis referente Strategia e Responsabilità Sociale FIR- quindi rispondendo alle istanze che provengono dalle loro comunità, dalle famiglie e dalle Organizzazioni presenti sui loro territori, i nostri club si impegnano in progetti educativi sportivi che coinvolgono bambini e bambine, giovani e meno giovani con disturbi e/o disabilità intellettive e sensoriali”.
L’evento allo Stadio dei Marmi si è concluso con una partitella tra i ragazzi e le ragazze delle comunità partecipanti alla presenza di giocatori ed ex-giocatori di rugby a cui è seguito il tradizionale terzo tempo come dei veri professionisti.
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